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A Verona e in provincia la qualità dell’aria è pessima

A Verona e in provincia la qualità dell’aria è pessima

Campagna Malaria

Pessima la qualità dell’aria a Verona e in provincia

Legambiente monitora l’aria di San Giovanni Lupatoto

Che fare? 10 azioni irrinunciabili

Nel 2016 la provincia di Verona si aggiudica il diciannovesimo posto nella classifica, stilata nella da Legambiente per la campagna “PM10 Ti tengo d’occhio”, tra le città italiane con la peggiore qualità dell’aria, con 52 giornate di sforamento registrate dalla centralina di San Bonifacio, superando ampiamente il limite delle 35 giornate tollerate dalla normativa vigente. Diciassette sono i superamenti da inizio anno sempre a San Bonifacio, 15 a Legnago e 11 sia al Giarol che in C.so Milano, con picchi giornalieri fino a 176 µg/m3 misurati a Legnago e 134 µg/m3 in Cso. Milano.

Legambiente Verona, in collaborazione con il Comune di San Giovanni Lupatoto, ha effettuato un ulteriore monitoraggio delle polveri sottili in prossimità delle scuole G. Marconi nel medesimo comune collocate in un’area interessata da un discreto traffico veicolare e che manca di un monitoraggio da parte degli enti preposti.

UBICAZIONE DATA PM 10 ug/mc 24h
Scuole Marconi S:G.L. 18/12/2016 35
Scuole Marconi S:G.L 19/12/2016 29
Scuole Marconi S:G.L 20/12/2016 22
Scuole Marconi S:G.L 21/12/2016 44
Scuole Marconi S:G.L 22/12/2016 71
Scuole Marconi S:G.L 23/12/2016 70
Scuole Marconi S:G.L 24/12/2016 66
UBICAZIONE DATA PM2,5 ug/mc 24h
Scuole Marconi S:G.L 11/01/2017 37
Scuole Marconi S:G.L 12/01/2017 58
Scuole Marconi S:G.L 13/01/2017 57
Scuole Marconi S:G.L 14/01/2017 36
Scuole Marconi S:G.L 15/01/2017 23
Scuole Marconi S:G.L 16/01/2017 20
Scuole Marconi S:G.L 17/01/2017 21

 Elaborazione dati: Legambiente Verona  

Nella tabella a fianco sono riportate le rilevazioni effettuate tra il 18 e il  24 dicembre 2016 relative alle PM10, e tra l’11 e il 17 gennaio 2017 alle PM2,5, che hanno confermato l’allarme generalizzato che riguarda tutto il Veneto e Verona, con picchi di pm10 ben al di sopra la soglia consentita.

Ma a preoccupare sono soprattutto i valori delle pericolose PM2,5 particolato fine con diametro inferiore a un quarto di centesimo di millimetro in grado di penetrare negli alveoli polmonari. La qualità dell’aria per le PM2,5 è considerato buono per valori minori a 25 µg/m3, scadente fino a 50 e pessimo > di 50 µg/m3.

La situazione è critica in tutta l’area padana. In particolare, nel Veneto, Vicenza ha già superato i limiti per 23 giornate, Padova e Treviso e Venezia per 22 giornate, Rovigo per 18 giornate, l’Area Feltrina per 13 giornate, e Verona, come già precedentemente riportato, per 11 giornate!!!

Le responsabilità non possono essere ricondotte a sfavorevoli condizioni climatiche: anzi, il clima sta cambiando proprio per effetto di comportamenti e utilizzo di risorse energetiche derivate da combustibili fossili. Quindi per far fronte a tali cambiamenti che incidono anche sulla pessima qualità dell’aria è indispensabile, soprattutto di fronte alle emergenze, non improvvisare inadeguate e palliative cure, bensì anticipare e affiancare misure permanenti e radicali, anche se impopolari.

Gli effetti negativi hanno rilevanti impatti soprattutto sulla salute: ogni anno secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, l’inquinamento dell’aria causa oltre 467.000 morti solo in Europa, con costi sanitari quantificabili tra i 400 e i 900 miliardi di euro l’anno.

Insomma, di smog ci si ammala e si muore; ma chi deve governare le decisioni, ancora fatica a prenderne atto.

Un vero cambiamento della situazione può arrivare dalla concertazione di misure preventive che siano applicate dai comuni e dalle regioni e che devono partire da una diversa pianificazione delle aree urbane. Legambiente ribadisce, quindi, la necessità di applicazione di 10 misure per combattere lo smog, promosse a livello nazionale e già presentate al Ministro Galletti e alle Regioni dell’area padana.  Esse propongono di:

  1. Ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici delle città per favorire sicuri spostamenti a piedi e in bicicletta , ribaltando il rapporto tra gli spazi pedonali e gli spazi per i mezzi pubblici penalizzando quelli destinati a carreggiate e parcheggi, che oggi occupano l’80% delle aree pubbliche. Il ridisegno degli spazi urbani deve prevedere la creazione di zone 30 (velocità massima appunto di 30 km/h) con l’obiettivo finale di estenderlo all’interno di tutti i centri abitati, con l’eccezione delle principali arterie di scorrimento. Per quanto riguarda in particolare la mobilità ciclabile l’esperienza delle città europee dimostra che si può arrivare ad avere numeri significativi di spostamenti ciclabili se si passa da una visione di piste ciclabili ad una di “rete” che attraversa, nelle diverse direttrici, la città.
  2. Aumentare il verde urbano anche con nuove piantumazioni per favorire il riassorbimento di centinaia di tonnellate di PM10, come già dimostrato e praticato in alcune città europee.
  3. Muoversi ad emissioni (quasi) zero, non solo a piedi o in bici, ma anche per il 90% degli spostamenti quotidiani con mezzi motorizzati (al di sotto dei 100 km al giorno), è possibile già oggi ricorrendo alla trazione elettrica (e-bike, moto, auto, bus), sia con mezzi privati che pubblici o in sharin
  4. Dare priorità alla mobilità pubblica Potenziare il trasporto nelle aree urbane con bus più rapidi, affidabili ed efficienti, con strade dedicate e corsie preferenziali, metropolitane, tram e 10.000 bus elettrici.
  5. Lasciar fuori i diesel e i veicoli più inquinanti dalle città. Poiché con l’Euro 6 siamo plausibilmente arrivati ai limiti massimi cui le tecnologie benzina e diesel possono arrivare a costi competitivi, i limiti agli accessi alle aree urbane non potranno accontentarsi di escludere gli automezzi euro 0, 1 ,2 ma dovranno elevare gli standard minimi alle nuove tecnologie.
  6. Ricorrere al road pricing e ticket pricing, istituendo zone a pedaggio urbano e implementando una differente politica tariffaria sulla sosta. I ricavi ottenuti devono essere vincolati all’efficientamento del trasporto pubblico.
  7. Promuovere la riqualificazione degli edifici pubblici e privati, per ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti, imponendo un limite all’espansione edilizia e consentendo la riconversione di parti significative di città mediante l’integrazione con il territorio circostante e attraverso il recupero statico, energetico, funzionale e architettonico del patrimonio edilizio esistente.
  8. Riscaldarsi senza inquinare. Il riscaldamento domestico è spesso tra i principali imputati delle emergenze smog che si verificano durante i mesi invernali, ma l’obbligo, solo nelle giornate d’allarme smog, di rispettare i 20 gradi di temperatura interna serve a poco, vista anche la difficoltà e l’assenza di controlli nell’applicazione di queste misure. Occorrono misure strutturali, a partire dal vietare l’uso di combustibili fossili inquinanti nel riscaldamento degli edifici; diffondere nuove tecnologie (come le pompe di calore e le caldaie a biomassa certificate); imporre i contabilizzatori di calore.
  9. Rafforzare i controlli su emissioni auto, caldaie, certificazione energetica degli edifici Garantire un serio e capillare sistema di controlli (come previsto dalla legge) sulla regolazione degli impianti di riscaldamento e sulle emissioni delle caldaie, sulla certificazione degli edifici e sulle emissioni reali delle auto.
  10. Intervenire anche sulle altre fonti di inquinamento Oggi il settore industriale ed energetico è un importante fonte di inquinamento a scala nazionale (75% degli ossidi di zolfo, 17% degli ossidi di azoto e 11% del PM10) e lo è ancor di più nelle città che si trovano ad ospitare gli impianti.

Legambiente Verona.

Verona 2 febbraio 2017

 

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