Bastione di Santo Spirito

Il bastione di Santo Spirito è un bastione della cinta magistrale di Verona, ultimo baluardo del sistema difensivo austriaco, si trova presso la circonvallazione Alfredo Oriani.

La costruzione della cinta turrita scaligera risale al 1321, preesistente alla rondella sanmicheliana: questa fu edificata tra il 1517 ed il 1525 nel quadro di adeguamento della cinta muraria alle tecniche della fortificazione alla moderna, assieme alla Porta del Calzaro, dove era collocata la lapide di Calzaro, magister murarius che, su incarico di Cangrande, sovrintese alla costruzione della nuova cinta. Tra il 1533 ed il 1535 fu ricostruita la cortina tra la rondella e Porta Nuova, per volontà della Serenissima. Nel 1801 la rondella fu demolita per opera dei napoleonici. Dopo le mine napoleoniche seguì la ricostruzione di Radetzky e Von Scholl, del 1836.

Struttura

Come gli altri bastioni a destra dell’Adige, si tratta di un bastione pentagonale formato da un terrapieno con scarpate a pendenza naturale, cinto da muro di rivestimento distaccato alla Carnot, con orecchioni e porte di sortita, caponiera centrale a due piani, poterne di comunicazione ai due lati e una polveriera per l’uso giornaliero sul fronte di gola. Il muro distaccato e le altre opere murarie sono rivestite di conci di tufo veronese a opus poligonale. Le cortine annesse, cinquecentesche, sono formate da terrapieno e da muro di rivestimento aderente, con paramento laterizio; il suo profilo è a scarpa, ossia in pendenza sino all’altezza della cordonatura di pietra.

Il muro di coronamento superiore, verticale, sostiene il parapetto di terra, con scarpata a pendenza naturale. Il muro aderente è attraversato da una galleria di contromina, provvista di spiragli per la luce e per l’aria.

Il bastione nel ‘900

Il bastione asburgico, con terrapieno e muro distaccato alla Carnot, rimase intatto fino all’inizio del secolo scorso. Nel 1926 nuovo uso e nuovo nome: questo tratto di mura divenne parco urbano e col vicino bastione dei Riformati diventò parte del complesso “Giardini Regina Margherita”. Ma non ci fu rispetto nemmeno per le regine, perché nel 1940 venne aperta una grande breccia tra i due bastioni, per far passare una nuova strada di penetrazione. Nel 1944-45 le poterne, le gallerie di contromina e le caponiere dei bastioni vennero usate come rifugio antiaereo, e il bastione di Santo Spirito, per la vicinanza alla stazione, venne colpito in più punti. I danni non vennero riparati: ancora oggi c’è qualche cratere e la caponiera con la copertura sfondata. Negli anni Sessanta, con un nuovo cambiamento, il bastione diventò zoo e poi ex zoo. Infine, per qualche anno, ospitò un centro recupero rapaci, che in assenza del sostegno della Provincia, cui spetta il compito di tutela faunistica, la LIPU fu costretta a chiudere.

I segni di questa storia sono ancora ben visibili: il muro di Cangrande sporge sopra il terraglio con cui era stato rafforzato, l’innesto della rondella cinquecentesca si riconosce per il caratteristico toro di pietra, il cavaliere sanmicheliano coperto di edera e mascherato dalla grande gabbia dell’avvoltoio, conserva ancora l’aspetto imponente dell’antica fortificazione.

Il lavoro di Legambiente

Il bunker di Santo Spirito

Dal 2002 Legambiente ha una convenzione con AMIA per la gestione della pulizia del bastione.

Ambiente, un progetto sperimentale per migliorare il manto erboso delle mura magistrali. La gestione è caratterizzata dal taglio dell’erba eseguito manualmente (decespugliatore) in tutto il periodo primaverile-autunnale fino a 6-7 sfalci/anno per le parti pianeggianti e 2-3 per le scarpate. Durante il periodo invernale, la pulizia manuale si basa sulla raccolta dei rifiuti. Il materiale erboso tagliato non viene asportato e questo determina la formazione di una vegetazione a ridotta biodiversità. Nel complesso, la gestione attuale garantisce il mantenimento di un ambiente pulito e decoroso valorizzando in modo essenziale ed efficace il pregio estetico delle strutture storico-militari presenti. Nel corso degli anni è stata fatta anche un’operazione di scavo e asportazione dei detriti della galleria di contromina.