gototopgototop

Il suo nome sembra derivare dall’omonimo aggettivo celtico, ancora oggi usato (seppur raramente) nella lingua italiana, che significa “ardito, slanciato, fiero”, aggettivi che calzano perfettamente con le sue caratteristiche morfologiche. Un’altra versione vuole invece che il nome derivi dal tedesco “wald” tradotto in italiano con il termine bosco, per la ricca fascia boschiva che, come abbiamo visto, si estende fino a circa 1.000-1.500 metri.

Le prime tracce della presenza umana risalgono alla preistoria con la frequentazione Paleolitica (da 20.000 a 8.000 anni a.C.) , Mesolitica (da 8.000 a 4.500 a.C.) e Neolitica (da 4.500 a 2.000 anni a.C.) come testimoniano le splendide incisioni rupestri del Monte Luppia.

Durante il dominio romano vennero costruite diverse opere difensive, in punti strategicamente importanti, soprattutto sulla strada che collegava Garda a Rivoli e lungo la strada che da Caprino portava a Ferrara di Monte Baldo. Attorno a queste fortificazioni, con il passare del tempo, sorsero dei piccoli villaggi che con l’avvento del cristianesimo si arricchirono di cappelle e chiesette, alcune delle quali sono ben conservate come la Pieve di Caprino, Santa Cecilia e San Gallo a Pesina e San Benigno e Caro a Malcesine.

Durante la dominazione barbara, ed in seguito fin dopo l’undicesimo secolo, il Monte Baldo venne frammentato in numerosi domini feudali ed ecclesiastici. Con la liberazione dalle servitù feudali nacquero, nel dodicesimo secolo, i primi comuni (Caprino, Pesina, Brentino, San Zeno di Montagna, Torri, ecc.).

Dopo la dominazione scaligera il Monte Baldo conobbe il lungo dominio veneziano e fu suddiviso amministrativamente in due parti: il versante occidentale, appartenente alla “Gardesana dell’acqua”, sotto il controllo di Malcesine; e il versante sudorientale, appartenente alla “Gardesana della terra”, dipendente da Caprino.

Dopo la breve parentesi napoleonica l’area rimase agli austriaci fino all’annessione del Veneto all’Italia, escluso però il Monte Altissimo. Durante la prima guerra mondiale il Monte Baldo divenne terra di confine tra il Regno d’Italia e l’Impero Austroungarico. Furono costruite diverse fortificazioni, gallerie e trincee (soprattutto a Novezza, sul Telegrafo e sul Monte Altissimo) di cui oggi rimangono ancora numerose testimonianze. Sempre in questo periodo vennero costruite dai soldati alcune strade militari tra cui la strada “Generale Graziani” e la strada che da San Zeno porta a Prada e a Brenzone e a Forte di Naole.

Anticamente il Monte Baldo era chiamato la “Montagna dei pastori”; la risorsa principale delle popolazioni che ne abitavano le pendici era infatti la pastorizia. Con la razionalizzazione della pratica dell’alpeggio, compiuta nel Cinquecento dai Veneziani, l’allevamento del bestiame, soprattutto dei bovini, venne notevolmente incrementato. Molti boschi vennero distrutti per far spazio a prati e pascoli e un po’ ovunque sorsero delle costruzioni caratteristiche: le malghe, che servivano per la raccolta del latte e la lavorazione del formaggio. Con lo sviluppo industriale anche queste strutture caratteristiche sono state abbandonate a causa del flusso migratorio dalla montagna alla città.

 
 

Centro di Educazione Ambientale Legambiente Verona - Via Bertoni, 4 - 37122 Verona. Tutti i diritti riservati. Illustrazioni: Manuel Malesani.