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Chiusura Campagna Malaria 2017

Chiusura Campagna Malaria 2017

COMUNICATO STAMPA

 Chiusura Campagna Malaria 2017

Pessima la qualità dell’aria nel veronese e nessuno fa nulla!

Legambiente monitora l’aria a San Martino B.A.

Alcune azioni irrinunciabili per intervenire subito

 

Nel 2016 la provincia di Verona si aggiudica il diciannovesimo posto nella classifica di Legambiente tra le città italiane con la peggiore qualità dell’aria, con 53 giornate di sforamento per le PM10 (limite max consentito 50 µg/m3 da non superare oltre 35 gg/anno) dalla centralina di San Bonifacio, 50gg in c.so Milano, 45gg al Giarola Grande e 43gg a Legnago (dati ARPAV).

Peggiore la situazione, per lo stesso periodo, nelle altre città del Veneto: Venezia (4ª classificata) 73gg di superamenti, Vicenza (5ª classificata) 71 gg di superamenti, Padova e Treviso (8ª classificata) a pari demerito con 68 gg. di superamenti, Rovigo (27ª classificata) 42 gg di superamenti.

Per tornare al veronese dall’inizio di questo anno le giornate di superamento di concentrazione delle polveri, a San Bonifacio sono già state 38, a Legnago 34, in Cso Milano 31e al Giarol Grande 28, con picchi a fine gennaio fino a 176 µg/m3 a Legnago, 145 µg/m3 a San Bonifacio e 132 µg/m3 perfino nel Parco dell’Adige sud al Giarol Grande!

Legambiente, in questo stesso periodo del nuovo anno, ha attivato la campagna Malaria 2017, eseguendo tre monitoraggi: il primo ad ovest della città alla Croce Bianca, il secondo a sud in collaborazione con il comune di San Giovanni Lupatoto in centro paese in prossimità dell’Istituto Scolastico G. Marconi e un terzo a est della città presso il Municipio del comune di San Martino Buon Albergo. Gli esiti del monitoraggio hanno confermato la diffusa presenza di polveri con caratteristiche analoghe a quanto rilevato dalle centraline fisse gestite da ARPAV, a confermare un’imperdonabile inazione degli amministratori a tutti i livelli. Non ci sono più dubbi, la qualità dell’aria nelle città italiane deve diventare una priorità di Governo, a scala locale, regionale e nazionale, altrimenti continueremo a condannare i cittadini italiani a respirare aria inquinata.

Nessuna misura attivata nemmeno per intervenire nel momento di massima emergenza in quell’ultima decade a cavallo tra la fine di gennaio e i primi giorni di febbraio, quando tutte le centraline del territorio veronese hanno toccato picchi altissimi di polveri sottili. Una situazione particolarmente grave anche perché nessuno tra gli amministratori, regionali, provinciali o comunali, si è sentito in dovere di assumere qualche contromisura minima e adeguata a contrastare gli effetti negativi di una qualità dell’aria pessima e pericolosa per tutelare la salute dei cittadini! L’indifferenza da parte degli amministratori si è dimostrata sia per gli allarmi lanciati dai medici a tutela di quei cittadini maggiormente a rischio (malati, cardiopatici, anziani, bambini ecc.), sia per aver ignorato le nuove linee guida presentate dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che ha significativamente abbassato i limiti di alcuni inquinanti, tra cui le polveri (PM10), l’ozono e il biossido di zolfo. L’OMS ha valutato che riducendo da 50 a 20 µg/m3 il valore di riferimento max per le PM10, da 120 a 100 µg/m3 il limite giornaliero per l’ozono (O3) e da 125 a 20 µg/m3 il limite giornaliero di biossido di zolfo (SO2), si registrerebbe una riduzione della mortalità del 15% e una importante diminuzione delle malattie dovute a infezioni respiratorie, delle malattie cardiache e dei tumori al polmone.

DATA San Martino B.A C.so Milano Giarol Grande Legnago San Bonifacio
28/01/2017 75 83 76 79 88
29/01/2017 128 101 106 121 115
30/01/2017 181 117 132 162 145
31/01/2017 157 134 127 176
01/02/2017 97 95 85 141 118
02/02/2017 92 73 63 94 79

I dati riportati nella sottostante tabella evidenziano, come già ribadito, il carattere negativamente immanente delle polveri sottili, con situazioni analoghe su tutto il territorio veronese monitorato.

Le responsabilità non possono più essere banalmente ricondotte a sfavorevoli condizioni climatiche: anzi, il clima sta cambiando proprio per effetto di comportamenti e utilizzo di risorse energetiche derivate da combustibili fossili. Quindi per far fronte a tali cambiamenti che incidono anche sulla pessima qualità dell’aria è indispensabile, soprattutto di fronte alle emergenze, non tergiversare o improvvisare inadeguate e palliative cure, bensì anticipare e affiancare misure permanenti e radicali, anche se impopolari.

Un vero cambiamento della situazione deve arrivare dalla concertazione di misure preventive che siano applicate dai comuni e dalle regioni sotto indicazioni di provvedimenti e scelte del Governo centrale, recepite dalla pianificazione almeno a scala metropolitana o di area vasta e coordinate con le politiche rivolte alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici.

Ma ogni amministrazione locale può e deve promuovere azioni e interventi che si configurino anticipatori di provvedimenti di più ampio respiro, attivabili a scala locale come esempio di buone pratiche. Tra queste:

  1. Ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici della città e delle periferie per favorire sicuri spostamenti a piedi e in bicicletta, ribaltando il rapporto tra gli spazi pedonali e gli spazi per i mezzi pubblici penalizzando quelli destinati a carreggiate e parcheggi, estendendo a tutti i centri abitati le zone 30 (velocità massima appunto di 30 km/h). Per quanto riguarda in particolare la mobilità ciclabile l’esperienza delle città europee dimostra che si può arrivare ad avere numeri significativi di spostamenti ciclabili se si passa da una visione di piste ciclabili ad una di “rete” che attraversa, nelle diverse direttrici, la città, le periferie e le conurbazioni adiacenti.
  2. Aumentare il verde urbano anche con nuove piantumazioni per favorire il riassorbimento di centinaia di tonnellate di PM10 e di anidride carbonica (CO2);
  3. Dare priorità alla mobilità pubblica, potenziando il trasporto sia in ambito urbano che extraurbano con bus più rapidi, affidabili ed efficienti, con strade dedicate e corsie preferenziali per tram, bus elettrici e efficientando le reti ferroviarie esistenti per servizi a livello di area metropolitana.
  4. Lasciar fuori i diesel e i veicoli più inquinanti dagli ambiti urbani. Non ci si può più accontentare di escludere gli automezzi euro 0, 1 ,2.
  5. Ricorrere al road pricing e ticket pricing, istituendo zone a pedaggio urbano e implementando una differente politica tariffaria sulla sosta; i ricavi ottenuti devono essere vincolati all’efficientamento del trasporto pubblico urbano e extraurbano.
  6. Promuovere la riqualificazione degli edifici pubblici e privati, per ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti, imponendo un limite assoluto all’espansione edilizia e consentendo la riconversione di parti significative di città mediante l’integrazione con il territorio circostante e attraverso il recupero statico, energetico, funzionale e architettonico del patrimonio edilizio esistente.
  7. Riscaldarsi senza inquinare. Rispettare i 20 gradi di temperatura interna serve a poco, vista anche la difficoltà e l’assenza di controlli nell’applicazione di queste misure. Occorrono misure strutturali, a partire dal vietare l’uso di combustibili fossili inquinanti nel riscaldamento degli edifici; diffondere nuove tecnologie (come le pompe di calore e le caldaie a biomassa certificate); imporre i contabilizzatori di calore.
  8. Rafforzare i controlli su emissioni auto, caldaie, certificazione energetica degli edifici Garantire un serio e capillare sistema di controlli (come previsto dalla legge) sulla regolazione degli impianti di riscaldamento e sulle emissioni delle caldaie, sulla certificazione degli edifici e sulle emissioni reali delle auto.
  9. Intervenire anche sulle altre fonti di inquinamento Oggi il settore industriale ed energetico è un importante fonte di inquinamento a scala nazionale (75% degli ossidi di zolfo, 17% degli ossidi di azoto e 11% del PM10) e lo è ancor di più nelle città e nelle periferie che si trovano ad ospitare gli impianti.

                                         LEGAMBIENTE VERONA                                                                               Verona 6 aprile 2017

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