www.legambienteverona.it

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
E-mail Stampa PDF

INCENERITORE, RACCOLTA DIFFERENZIATA E BUGIE

 

Non stupisce più di tanto il fatto che da un' indagine commissionata da Federambiente (sindacato delle imprese per la gestione degli inceneritori) risulti la scarsa rilevanza delle emissioni degli inceneritori di Brescia, Milano e Bologna.

Al contrario la Germania cessa di costruire inceneritori, puntando al 90% di riutilizzo dei rifiuti incrementando il sistema di trattamento meccanico biologico, più economico e più salubre degli inceneritori.

Non stupisce nemmeno che la magistratura abbia posto sotto sequestro, per ragioni di igiene ambientale, il termovalorizzatore di Pietrasanta, o che sia stata trovata una significativa quantità di diossina nel latte delle mamme di Montale (PT) residenti nei pressi dell' inceneritore.

Quello che invece stupisce è che, pur in presenza di dati ancora contrastanti sulle ricadute sanitarie degli impianti di incenerimento, non si applichi -per sacrosanto dovere civico e morale- il Principio di precauzione, tale sancito dall' art.191 del Trattato sul funzionamento dell' Unione Europea, visto e considerato che la stessa legge italiana definisce gli inceneritori "Industria insalubre di 1° classe".

Viceversa, l' amministrazione comunale di Verona vuole attivare ben 4 forni per l’incenerimento fra i nuovi così detti a griglia (la tipologia più inquinante) e quelli a letto fluido, che intende ripristinare, dato che per continuare ad ottenere i maledetti incentivi sottratti alle vere rinnovabili non potrebbe fare altrimenti.

Verona dunque si candida, nonostante la preoccupata opposizione dei centri abitati vicini, a diventare la pattumiera del Veneto, e anche di più. Inevitabilmente perché, al di là del balletto quotidiano sul tonnellaggio giornaliero da bruciare, è appena evidente che se il Piano Rifiuti Regionale prevede 4 inceneritori, tre provincie dovranno necessariamente conferire altrove i propri.

Verona inoltre si candida a leader per il Veneto per l’incenerimento. Infatti il solo impianto di Ca del Bue tratterà 190 mila ton/anno, quantità superiore per 24 mila ton. alla somma dei tre impianti attualmente funzionanti.

Il progetto Cà del Bue porta ad una ulteriore violazione della normativa europea. La Comunità Europea, infatti, non ha concesso nel marzo di quest'anno alla Regione Veneto, e quindi indirettamente al Comune di Verona, la richiesta proroga all'adempimento degli obblighi sull' inquinamento atmosferico, ritenendo già precaria la attuale situazione, che, con l'entrata in funzione dell'inceneritore nella nostra città, non potrà che ulteriormente peggiorare, determinando pesanti sanzioni pecuniarie che, giocoforza, si riverseranno sui cittadini...

Sempre la normativa europea vieta l’ubicazione di aziende biologiche o con il marchio DOP nel raggio rispettivamente di 20 e di 15 Km dagli inceneritori, e Ca del Bue insiste interamente in area agricola, in area di ricarica degli acquiferi, in zona sottoposta al vincolo paesaggistico nonché al vincolo della 1497 del 1939, madre di tutta la legislazione Italiana in materia di tutela ambientale.

Il corretto inserimento territoriale/paesistico dell’impianto è stato considerato anche nella Valutazione Ambientale Strategica al Piano Rifiuti Provinciale, redatta nel maggio 2009, nella quale si ricordava che “…Un impianto non deve costituire elemento di degrado del territorio e deve essere il più possibile  integrato nella realtà territoriale, accettato e condiviso dalla popolazione e  posto ad un’adeguata distanza dalle edificazioni e dalle attività antropiche…”.

Nessuno di questi criteri è rispettato in questo impianto, e non è nemmeno compatibile con gli obbiettivi del piano stesso quando si sostiene che si deve “…1. massimizzare la raccolta differenziata dei rifiuti primari, 2. ridurre la produzione dei rifiuti primari, muovendosi asintoticamente verso un ideale azzeramento della produzione…”.

Proprio sulla raccolta differenziata va fatta una approfondimento alla luce dei dati forniti recentemente da ARPAV, nei quali si riporta, ad esempio, che il comune di Verona nel 2009 è a quota 39,98%., percentuale ben inferiore del 50,13% millantata dall’ex presidente di AMIA Paolo Paternoster nel giugno di quest’anno. Non risulta nemmeno che siano mai state avviate campagne significative rispetto alla riduzione della produzione dei rifiuti. Al contrario si è fortemente agito per l’attivazione dell’inceneritore, che avendo come obbiettivo industriale a regime le 600 tonnellate/giorno, si pone in evidente contrapposizione con ambedue gli obbiettivi del Piano.

Infatti analizzando i dati Arpav relativi al 2009 registriamo una produzione totale di rifiuti nella nostra provincia di 450 mila tonnellate. Se sottraiamo le 240 mila ton. di raccolta differenziata ne residuano 210 mila, ovvero 575 tonnellate/giorno, capacità dell’impianto.

Un miglioramento della raccolta differenziata, per altro obbligatorio fino al 60 % entro il 2011(legge 296/06 – legge finanziaria 2007), e 65% entro il 2012 (art 205 del D. Lgs. 152/06) ridurrebbe l’efficienza economica dell’impianto, antitetica a qualsiasi pratica economica e industriale.

Quindi o si rispettano gli obblighi di legge o dobbiamo aspettarci uno stop alla differenziata e una perdita del senso civico dei cittadini soprattutto quelli che oggi, collaborando con le Amministrazioni virtuose, hanno raggiunto quote vicino all’70% della raccolta differenziata.

Lo stop alla differenziata o la non attuazione della stessa è sempre legata alla nascita di un impianto di incenerimento, come a Milano dove la raccolta si ferma al 30% e, guarda caso, una ambiziosa società avrebbe in animo un grande inceneritore per poter importare, come quello di Brescia, anche rifiuti prodotti fuori regione. Senza parlare di Napoli dove in una situazione di “emergenza che non trova riscontro in nessuna altra realtà, si sono spesi circa tre miliardi di euro in interventi senza capo ne coda, e la differenziazione non è minimamente considerata strategica.

Riteniamo per tanto come già altre volte espresso che vadano promosse politiche volte

  1. alla riduzione della produzione di rifiuti, anche mediante incentivi volti, ad esempio, a diminuire l'utilizzo di imballaggi.
  2. all' incremento della raccolta differenziata col sistema porta a porta, che oltre a consentire un maggior riutilizzo dei rifiuti, permette anche una più equa tassazione, perché proporzionale ai quantitativi di rifiuti prodotti
  3. all' aumento del recupero, del riciclaggio, degli impianti di compostaggio

In questo modo avremo trasformato i rifiuti da problema a vera risorsa per la collettività.

 

Verona 17 dicembre 2010

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Dicembre 2010 10:10  
Home Comunicati stampa 2010 INCENERITORE, RACCOLTA DIFFERENZIATA E BUGIE

Sportello Energia Verona

Parco delle Mura Magistrali di Verona

Progetto laste

Scarpe e Cervello

Tesseramento 2011

Convenzioni

Dona il 5 x 1000 a Legambiente

No nucleare

Corrotti


Visitatori

Tot. visite contenuti : 296024