Segue l'introduzione del Rapporto di Ricerca della prof.ssa Laura Fregolent che ha curato l'analisi delle schede e la redazione del Rapporto
"Il conflitto è un aspetto intrinseco e inevitabile del cambiamento sociale, è espressione dei diversi interessi in gioco, della diversità di posizioni, della ricchezza della composizione sociale. Esso è una forma di comunicazione e – quando rimane nell'ambito della protesta non violenta – di esercizio di democrazia; è cioè parte di un processo, spesso inevitabile poiché espressione di una modalità di relazione tra le parti.
I conflitti possono assumere un carattere aggressivo quando sono legati a posizioni rigide e poco collaborative, in tal caso però portano spesso a risultati che non soddisfano nessuno; quando invece sono presenti forme di collaborazione e posizioni più moderate e improntate al confronto, le soluzioni condivise sono maggiori poiché gli interessi in gioco di entrambe le parti vengono bilanciati per massimizzare le opportunità dei risultati raggiungibili (Deutsch, 1973).
Il conflitto però è anche espressione di malessere, di insofferenza, di una comunicazione interrotta tendenzialmente tra i soggetti decisori e detentori di potere politico e i soggetti portatori di istanze di cambiamento. Si tratta in questo caso di un difetto che incorre nel processo democratico e che mette in guardia rispetto alla necessità di cambiare le soluzioni fino a quel momento individuate e di operare scelte alternative.
La causa di un conflitto non è mai unica. Dobbiamo più correttamente parlare di cause, al plurale. Talvolta esse sono profondamente legate al contesto nel quale l'opera si inserisce (Italcementi in area Parco Colli Euganei) talvolta a questioni specifiche che vanno dalla realizzazione dell'opera (lo spostamento dello svincolo di Dolo e la scelta di costruire il casello ad Albarea) a come il processo decisionale è stato condotto (Dal Molin) e a quali fratture ha generato tra i diversi soggetti coinvolti. Inoltre ad una causa scatenante che è la ragione stessa del conflitto, vale a dire: la realizzazione dell'opera, lo stravolgimento del progetto esistente, i pericoli per la salute si associano altre motivazioni concorrenti o effetti dannosi derivanti dalla realizzazione stessa, la cui individuazione contribuisce ad un'analisi più attenta del fenomeno e soprattutto all'introduzione di eventuali opere correttive e di mitigazione dell'impatto.
Le cause possono essere connesse a fattori quali: - il livello di irreversibilità delle opere infrastrutturali, ma possiamo dire del "costruito" in genere, destinate ad avere un impatto fisico per un periodo che è sempre percepito come infinito; - la crisi delle forme di rappresentanza; - la scarsa cultura alla collaborazione evidente ai diversi livelli di governo e amministrazione e non solo nella nostra regione; - il potere politico locale che non è in grado di assumersi la responsabilità del governo del territorio, in particolare, riguardo ad alcune questioni trasformative impattanti e di un potere sovra locale che spesso non considera nella maniera più adeguata il confronto con la scala locale; - la densità degli insediamenti e la morfologia assunta dal territorio che, soprattutto in alcune porzioni territoriali del Veneto, rende difficile la localizzazione di manufatti, nuove infrastrutture, ecc.; - un'informazione e comunicazione tardiva[1] per cui il cittadino spesso viene informato della realizzazione dell'opera dall'apertura del cantiere; - la Pubblica Amministrazione imbrigliata in più ruoli e potenzialmente soggetta a conflitti d'interesse; - la scarsa trasparenza dei processi e delle modalità di programmazione ed autorizzazione; - la scarsa cultura alla trasparenza delle decisioni e all'inclusione dei diversi soggetti coinvolti nei processi di trasformazione territoriale siano essi portatori di interessi economici, associazioni o singoli cittadini (cfr. Bartolomeo, 2009).
Un'attività di ricognizione finalizzata alla costruzione di un Atlante del malessere territoriale, nella forma di una banca dati informatizzata, attraverso il quale mettere in evidenza da un lato le condizioni di malessere ma anche di conflittualità locale, dall'altro i progetti e le scelte urbanistiche che hanno determinato tali situazioni.
Il nostro punto di osservazione e il nostro interesse era cioè rivolto ad individuare i progetti e le opere realizzate che hanno fatto nascere alla scala locale proteste e comitati spontanei. Osservare cioè le forme di mobilitazione da un altro punto di vista, e cioè quello delle opere realizzate e del loro impatto sulle comunità locali.
Una ricognizione di questo tipo, tutt'ora in corso, ci ha consentito di raccogliere informazioni diverse relative ai progetti e alle scelte urbanistiche che hanno generato manifestazioni di dissenso per opere che impattano sul territorio e che generano conflittualità, ma anche al tessuto sociale fatto di associazioni, gruppi spontanei, comitati di cittadini, movimenti, ecc.
I conflitti sono stati rilevati, quindi, attraverso un'indagine sul campo accompagnata dalla compilazione di una scheda predisposta dagli estensori del progetto. I dati raccolti sono confluiti in un data-base per la loro elaborazione e le informazioni georiferite saranno visibili via web.
L'Atlante fino ad ora costruito – primo passo di un'attività continuativa e di monitoraggio e che trovate in estrema sintesi nel file allegato – consentirà di avere un'osservazione costante sul territorio e fornire informazioni utili, a tutti i Circoli, ma anche a chiunque sia interessato, e finalizzate allo svolgere una funzione di osservazione ma anche una potenziale, reale azione propositiva di cittadini verso enti e istituzioni deputate al governo dei processi di trasformazione territoriale.
Circoli, associazioni, comitati che vogliano partecipare a questo processo di inventario, riunificazione delle vertenze attive nel Veneto possono inviare la scheda a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. scaricandola cliccando www.legambienteveneto.it/images/pdf/Scheda_2012.doc
a Verona il 16 febbraio ore 20.30 presso Legambiente Verona, via Bertoni 4, per informazioni 339.8130928













