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Home Comunicati stampa 2010 Giornata mondiale dell'acqua

Giornata mondiale dell'acqua

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“ACQUA DI RUBINETTO PUBBLICA? SI’ GRAZIE”

Domenica 21 marzo 2010 in Piazza Brà a Verona

Legambiente promuove l’acqua pubblica

L’acqua del rubinetto è sicura e controllata, oltre che economica e rispettosa dell’ambiente. A garantirne la qualità sono infatti migliaia di controlli che vengono eseguiti ogni anno su campioni di acqua per fare analisi su decine di parametri previsti dalla normativa.

Il numero di analisi dipende dal volume di acqua distribuito, dalla lunghezza e dalla complessità dell’acquedotto ma sono sempre molto più numerosi dei 4 controlli di routine e del controllo annuale di verifica previsti ogni anno dalla normativa (decreti legislativi n. 31/2001 e n. 27/2002, in attuazione della direttiva europea 98/83/CE). Sono, solo per fare qualche esempio: 40 mila in Veneto, quasi 30mila in Emilia Romagna, 9.500 in Sardegna, 8.500 in Basilicata.

Sono numeri che dimostrano quanto l’acqua di rubinetto delle nostre case sia molto più controllata di quelle in bottiglia. Per quest’ultime, infatti, le prescrizioni normative prevedono la realizzazione di una sola analisi all’anno (Decreto 29 dicembre 2003 Art. 3) da parte dei soggetti titolari della concessione, che viene inviata al Ministero della Salute insieme a una autocertificazione relativa al mantenimento delle caratteristiche delle acque. Naturalmente, come per ogni settore, anche per quello idrico capitano temporanei disservizi, sospensioni del servizio o uscita temporanea dai parametri qualitativi. Negli anni, però, è cambiata l'importanza dei controlli e la costanza,che insieme alla ripetizione delle analisi da parte di più soggetti - dall'azienda alla Asl -, consentono ormai di individuare i problemi in tempi brevi e di intervenire con provvedimenti d'urgenza, come le ordinanze del Sindaco in caso di parametri qualitativi fuori norma.

Bere l’acqua del rubinetto poi, non è solo sicuro ma anche economico e molto meno inquinante. “Non bere l’acqua di casa - ha aggiunto Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto - significa rinunciare ad una risorsa sana, perché controllata con rigorose norme sanitarie, e molto economica, visto che un litro di acqua “del Sindaco” può costare fino a mille volte meno di quella in bottiglia. E poi l’acqua di rubinetto rispetta l’ambiente, non produce rifiuti plastici ed è a ‘chilometri zero’, non viaggia per centinaia di chilometri su inquinanti TIR, evita il consumo di combustibili fossili, l’emissione di CO2 e di polveri sottili”.

Infatti solo un terzo delle bottiglie di plastica utilizzate per l’acqua minerale viene raccolto in modo differenziato e destinato al riciclaggio, mentre i restanti due terzi finiscono in discarica o in un inceneritore. Inoltre il consumo annuo di 12 miliardi di litri di acqua imbottigliata comporta, per la sola produzione delle bottiglie, l’utilizzo di 350mila tonnellate di polietilene tereftalato (PET), con un consumo di 665 mila tonnellate di petrolio e l’emissione di gas serra di circa 910 mila tonnellate di CO2 equivalente. La fase del trasporto dell’acqua minerale infine influisce non poco sulla qualità dell’aria: solo il 18% del totale di bottiglie in commercio viaggia sui treni, tutto il resto viene movimentato su strada.

Per sensibilizzare tutti all’uso di questa preziosa risorsa, che nel nostro Paese è anche di ottima qualità, in occasione della Giornata mondiale dell'Acqua del 22 marzo, Legambiente Verona, in collaborazione con l’Associazione Monastero del Bene Comune e con l’Università del Bene Comune - Facoltà dell’Acqua, torna anche quest’anno con la campagna di sensibilizzazione all’uso dell’acqua del rubinetto.

Domenica 21 Marzo dalle ore 12:00 alle 18:00 verrà allestito in Piazza Brà, a Verona, uno stand informativo dove i volontari delle associazioni daranno preziosi consigli sul risparmio idrico e sulla tutela dell’acqua e cercheranno di fugare qualsiasi dubbio riguardo alla sicurezza e al gusto dell’acqua “del Sindaco”.

Ad animare l’ iniziativa sarà l’ormai tradizionale degustazione “al buio”: una prova che metterà a confronto l’acqua di rubinetto e quella minerale in due brocche identiche e “anonime” per dimostrare che non c’è alcuna differenza di gusto.

Ma quest’anno l’iniziativa  pone anche l’accento su un'altra importante questione: la necessità che l’acqua rimanga un bene pubblico, in quanto diritto fondamentale e bene comune, e non venga privatizzata e trattata quindi come una merce.

Con l’art. 15 del decreto Ronchi, approvato il 18 novembre 2009 alla Camera dei Deputati con ricorso alla fiducia, in Italia si è dato infatti il via definitivo al processo di privatizzazione del servizio idrico integrato e, insieme ad esso, di tutti i servizi pubblici locali. Con questa decisione il nostro paese si pone di fatto in netta controtendenza rispetto a molti paesi e città Europee, dove si era avviato un processo di privatizzazione ed ora si sta ritornando alla gestione pubblica, come è successo a Parigi.

Da anni Legambiente è parte di un movimento più vasto di critica radicale nei confronti della privatizzazione della gestione delle risorse idriche, sia che ci si occupi dell’acqua in Italia sia che ci si confronti con i temi del suo uso planetario. Suscita infatti preoccupazione l'ingresso nella gestione dei servizi idrici di gruppi multinazionali, in cordata fra loro o in partnership con società multiutilities nate dalla fusione di ex-aziende municipalizzate.

L’acqua in quanto diritto fondamentale e bene comune, non può diventare appannaggio di pochi. La privatizzazione incontrollata delle reti idriche, stimolata dalla falsa illusione di una migliore gestione, porterà di fatto ad un nuovo terribile divario tra ricchi e poveri, perché solo chi potrà pagare avrà la possibilità di usufruire del servizio.

Sul fronte dei costi l’acqua a gestione privata in bottiglia oscilla tra i 20 e i 50 centesimi al litro (a cui bisognerebbe aggiungere il costo di smaltimento come rifiuto o di riciclaggio delle bottiglie).

L’acqua a gestione privata degli acquedotti ha finora visto esperienze solo negative: a Latina, uno dei primi laboratori della privatizzazione, i costi sono aumentati fino a 300 volte con promesse mancate sugli investimenti. Aumenti astronomici anche nelle esperienze della provincia di Frosinone. Ad Arezzo dove da oltre 10 anni la gestione è stata affidata ai privati, si riscontrano le tariffe più alte d’Italia.

I cittadini italiani pagano in media 52 centesimi di euro al metro cubo (mille litri) per l’acqua a gestione pubblica degli acquedotti. Mille volte meno delle minerali e decisamente meno delle acque pubbliche gestite dal privato.

D’altra parte il privato ha come obiettivo di impresa la massimizzazione del profitto, quindi come pensare che una gestione privata possa migliorare la fornitura di un bene comune?

Eppure in Italia, con l’art. 15 del decreto Ronchi, si è scelto deliberatamente di penalizzare una gestione pubblica, che molte volte ha garantito il principio delle 3 E: Efficienza, Efficacia, Economicità, a fronte di un processo di progressiva privatizzazione che, al contrario, comporterà un aumento dei costi di gestione e benefici sostanzialmente nulli per ciò che riguarda la riduzione degli sprechi, dalle perdite degli acquedotti, fino all'uso terribilmente inefficiente delle risorse idriche in agricoltura.

Ma non solo: la privatizzazione penalizza tutti quegli enti locali virtuosi che, con impegno, hanno amministrato coscienziosamente un bene comune, da oggi divenuto regalo per le multinazionali.

Sostenere con forza la gestione pubblica dell’acqua sarà per i prossimi mesi compito prioritario per Legambiente, promuovendo una campagna contro la mercificazione del bene acqua, appoggiando tutte le iniziative rivolte al mantenimento della gestione pubblica del bene.

Per questo motivo Legambiente Verona ha deciso di aderire al Comitato Promotore Provinciale per il Referendum Nazionale per l’Acqua Pubblica, composto da numerose realtà sociali e culturali che assieme al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua promuove tre quesiti referendari abrogativi delle norme che hanno privatizzato l’acqua per rendere possibile qui ed ora la gestione pubblica di questo bene comune.

Nei prossimi mesi le associazioni aderenti si impegneranno perciò nella raccolta delle firme necessarie per lo svolgimento dello stesso, ed organizzeranno iniziative di sensibilizzazione a livello nazionale e locale, con dibattiti, incontri, manifestazioni rivolte ai cittadini che coinvolgano, ove possibile, anche i Comuni  e gli Enti Pubblici.

 

LEGAMBIENTE VERONA

ASSOCIAZIONE MONASTERO DEL BENE COMUNE

UNIVERSITÀ DEL BENE COMUNE - FACOLTÀ DELL’ACQUA

 
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