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Strada Pagani-Lobbia

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“il miglior risultato possibile e sperabile” è non attuare il progetto

Dopo le proteste, dopo la raccolta di 500 firme, dopo l’avvicendamento dell’Amministrazione Comunale a seguito delle ultime elezioni, dopo il rinvio a giudizio di alcuni amministratori e tecnici per la vicenda della pista da sci di fondo, dopo la delibera della Provincia di Verona che aveva avviato il procedimento per la decadenza della concessione della stessa pista da sci perché l’esercizio non risultava mai avviato o comunque non attivo negli ultimi due anni, procedimento successivamente archiviato per effetto di documentazione prodotta dal Comune nella quale, presumiamo, sia stato smentito più o meno verosimilmente l’inutilizzo, dopo tutti questi fatti si riteneva definitivamente archiviato il devastante progetto di ampliamento della strada Pagani-Lobbia.

Il progetto, va ricordato, consiste nell’allargamento fino a 3,5 metri (non a 4,5 - 4,8 come riscontrabile in fase di cantiere in atto), di un antico percorso di transumanza che conduce da Contrada Pagani a Malga Lobbia, il quale  presenta numerosi motivi d'interesse geologico, paleontologico, naturalistico e antropologico, con un susseguirsi di numerose e imponenti formazioni rocciose che offrono alla vista numerosi fossili ben puliti e in rilievo, una vegetazione variegata e ricca che assieme ai muretti a secco  caratterizzano l’intero percorso. Il tutto forma un paesaggio di rara bellezza e di rara integrità.

L’attuazione dell’allargamento, in parte già in essere, cancellerà dette testimonianze che al contrario andrebbero  valorizzate come percorso museale, in luogo di essere meramente allargato in modo alienante anche dal punto di vista storico, col pretesto di consentire l'accesso a mezzi anche pesanti, in assenza di attività produttive correlate.

Le motivazioni addotte dal committente per l’attuazione di un simile progetto vanno dal sostenere la possibilità di transitare con mezzi pesanti sia a servizio delle malghe per la raccolta latte, sia a servizio della pista da sci, sia a servire le “casette” presenti nell’area.

A parte quest’ultima singolare e risibile definizione delle stalle–fienili (localmente chiamate “tede”) annessi agli edifici di malga, sostenere che queste splendide opere di architettura minore che caratterizzano tutta la Lessinia cadono o sono ammalorate perché la strada Pagani-Lobbia è inaccessibile ai mezzi e non è in sicurezza, è una giustificazione vergognosa poiché non serve una strada più larga per poterle  ristrutturare, o meglio ancora restaurare: come sono passate le ruspe per fare la pista non è necessario un autoarticolato per  le “casette” ma l’interesse culturale e eventualmente dei sostegni economici e progettuali ai proprietari per intervenire.

In quanto alla raccolta latte va ricordato che delle tre malghe presenti (non quattro come riportato nel progetto), due  utilizzano il sentiero che parte dal cimitero di Campofontana (e non potrebbero fare altrimenti), la terza, Malga Lobbia, che versa in uno stato di conservazione buono, non ha né l’allacciamento alla rete elettrica né i generatori necessari per far funzionare i frigoriferi che dovrebbero servire alla conservazione del latte. Pertanto affermare che la strada sarà allargata anche per far passare il camion del trasporto latte in questo momento è semplicemente non veritiero.

Per quanto concerne la garanzia per servire la pista da sci sarebbe stato più oculato, oltre a fare più attente valutazioni rispetto a quanto fatto dai precedenti amministratori, attendere la sentenza del Tribunale di Verona, qualunque potrà esserne l’esito: sarebbe stato un segnale di rispetto per chi deve decidere se le risorse pubbliche (280 mila euro) sono state utilizzate correttamente o meno.

Sarebbe stato auspicabile quel dialogo con le associazioni ambientaliste che l’assessore Peloso dichiara di aver  avuto: Legambiente, che più di altre si è interessata all’area, non è però mai stata convocata e/o coinvolta in nessun incontro o dibattito sul progetto.

Auspichiamo che questa disponibilità al dialogo venga ribadita al più presto non solo a Legambiente ma a tutti quei soggetti che possono professionalmente e/o culturalmente aiutare nelle scelte da operare in luoghi a così elevata naturalità, anche per contrastare  l’interesse di pochi soggetti che sono già stati autori dello scempio dovuto alla realizzazione della pista da sci. Contemporaneamente  chiediamo che si sospendano immediatamente i lavori di ampliamento per permettere l’elaborazione di un nuovo progetto conservativo di questo straordinario luogo della storia della Lessinia.

Verona, 9 agosto 2010

 

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