XVIII EDIZIONE ECOSISTEMA URBANO 2011 (dati 2010)
BELLUNO LA CITTÀ MENO INSOSTENIBILE
NELLA MEDIOCRITA’ GENERALE VERONA GUADAGNA POSIZIONI
ECCO LA FOTO DELLE CITTA' ITALIANE SCATTATA DAL RAPPORTO ANNUALE DI LEGAMBIENTE, AMBIENTE ITALIA E SOLE 24 ORE
Le città meno insostenibili sono a nord del Belpaese: Belluno, Bolzano e Venezia le città che si piazzano in testa alle tre scale dimensionali (città grandi, medie e piccole) in cui quest’anno, per la prima volta, sono stati divisi i centri urbani.
Tra le “città grandi”, Comuni con oltre 200mila abitanti, spicca Venezia, che però primeggia per meriti, diciamo così, congeniti: ha un basso tasso di motorizzazione e buoni livelli di trasporto pubblico.
Tra le “città medie”, quelle con una popolazione compresa tra 80 e 200mila abitanti, primeggia Bolzano che solo in un paio dei 25 parametri analizzati da Legambiente sopravanza le altre 103 città esaminate dalla ricerca. Per il resto strappa piazzamenti certo buoni, ma non ottimi, o occupa posizioni di rincalzo. Quella di Bolzano è insomma una vittoria relativa: più che la migliore, è la meno insostenibile.
Stesso discorso per le “città piccole”, con meno di 80mila abitanti, dove primeggia Belluno che addirittura solo in un indicatore (quello della produzione di rifiuti) si lascia alle spalle gli altri Comuni. In questo scenario statico, basta un leggero movimento per cambiare le carte in tavola.
Di limiti, di lacune, di pecche abbonda invece il sud, soprattutto la Sicilia che riesce a piazzare suoi capoluoghi in fondo alle graduatorie, sia in quella delle grandi città (con Palermo, Messina e Catania), sia in quella delle medie (Siracusa), sia in quella delle piccole (Caltanissetta).
In mezzo a questi due estremi non solo geografici c’è l’Italia dei centri urbani, luoghi dove – anche con un grande sforzo di ottimismo – si fa fatica a rintracciare qualche segno di indiscutibile miglioramento. Se è vero che qualche dato, qualche numero, segnala lievi progressi (aumenta del 2% la raccolta differenziata) è altrettanto vero che siamo ancora in piena emergenza smog e rifiuti, che la mobilità resta pesantemente congestionata, che il trasporto pubblico è colmo di difetti, che la depurazione è inadeguata.
E’ senza dubbio vero che non tutto è grigio, che c’è qui e là qualche sprazzo di sostenibilità, qualche esperienza più avanzata (le politiche energetiche di Bolzano, il porta a porta di Salerno, gli interventi per la sicurezza stradale di Padova). Ma è altrettanto vero che della questione urbana la politica di questo Paese se ne occupa sempre meno. E quando se ne occupa è solo per discutere o di tagli agli enti locali (e dunque di nuovo ai trasporti pubblici e ai servizi) o di sicurezza.
VERONA
Verona è sicuramente “campionessa” in tema di sicurezza, stimolata negli ultimi anni da un dibattito sull’impiego dell’esercito nei centri urbani o sulle ronde padane. Molta meno attenzione è stata posta ad altre criticità: pochi si domandano come sia possibile che la nostra città sia in preda a un’emergenza smog perenne, pochi notano come a fronte di una mortalità in incidenti stradali complessivamente in calo quella che coinvolge pedoni e ciclisti nelle aree urbane sia invece in aumento, poco si parla del servizio pubblico urbano e di trasporto locale di massa quali unici sistemi in grado di affrontare correttamente e decisamente la congestione del traffico e i cambiamenti climatici in atto. Su questi temi nessun politico utilizza quella formuletta oratoria abusata in altri campi, ovvero tolleranza zero.
Verona se da una parte migliora la propria posizione raggiungendo il 4° posto su 15 in graduatoria tra le grandi città (36° in assoluto), non può vivere sugli allori, dato che la sessantesima posizione (in assoluto) dell’anno scorso la conquistò con 48,5 punti su cento e quest’anno pur guadagnando 24 posizioni, totalizza 51,5 punti su cento. Può giustamente e orgogliosamente rivendicare significativi passi in avanti sulla raccolta differenziata (dal 33,4% al 50,1%) prima tra le grandi città, così come per i KiloWatt installati su edifici pubblici, ma deve cambiare rotta rispetto alle (non)scelte per migliorare la qualità dell’aria (9° pos. per le PM10 e 12° per l’Ozono). Allo stesso modo dovrà intervenire perentoriamente per migliorare la pessima 14ª posizione per quanto riguarda l’offerta di trasporto pubblico migliorando così anche l’11° posto ottenuto quale indice della mobilità sostenibile, che valuta presenza di autobus a chiamata, controlli varchi ZTL, presenza di mobility manager, car sharing e piani per gli spostamenti casa-lavoro.
Sinteticamente qui sotto si riportano alcuni tra i 25 indicatori relativi alla nostra città da Ecosistema Urbano 2011, con affiancata un’elaborazione grafica di confronto con gli anni precedenti.
Qualità dell'aria: NO2 40,5 mg/mc
(mg/mc NO2, media dei valori medi annuali registrati dalle centraline urbane presenti sul territorio comunale valore limite 40 mg/mc)
La concentrazione nell’aria di biossido di azoto (NO2) costituisce, insieme al particolato sottile e all’ozono, uno tra i maggiori problemi con cui le amministrazioni devono continuamente confrontarsi. Le emissioni di ossidi di azoto derivanti dai processi di combustione e, specialmente nei centri urbani, dal traffico automobilistico e dal riscaldamento domestico, nel corso dell’ultimo anno ha subito una leggera riduzione che potrebbe essere annullata e decisamente aggravata con la realizzazione dell’impianto di incenerimento a Ca’ del Bue.
Qualità dell'aria: PM10 36 mg/mc
(mg/mc PM10, media dei valori medi annuali registrati dalla centralina di Borgo Milano (dati validati 84%);
limite per la protezione della salute umana 40 mg/mc previsto dalla direttiva comunitaria quale valore medio annuo da non superare.
I giorni di superamento della concentrazione delle polveri sono stati 105 (oltre 35 si è fuori legge)
Qualità dell'aria: Ozono 53 gg
(Media del n° giorni di superamento della media mobile sulle 8 ore di 120 mg/mc registrato da tutte le centraline presenti in territorio comunale;
Negli ultimi cento anni la concentrazione dell’ozono (gas altamente velenoso per gli esseri viventi) negli strati più bassi dell’atmosfera è raddoppiata e sempre più ricorrenti e pericolosi sono i suoi picchi estivi.
Tasso di motorizzazione auto: 60 /100ab
(Auto circolanti ogni 100 abitanti (auto/100 ab); fonte: ISTAT, Osservatorio ambientale delle città 2010)
La densità automobilistica costituisce uno degli elementi più critici per le città e distingue sfavorevolmente l’Italia nel panorama mondiale: rispetto ad alcune grandi capitali europee (Londra, Parigi e Berlino) che registrano valori molto bassi (32 auto/100 ab circa), il tasso medio di motorizzazione dei 107 comuni capoluogo italiani si mantiene molto più alto, con 63,7 auto ogni 100 abitanti
Isole pedonali: 0,16 mq/ab
(Estensione pro capite della superficie stradale pedonalizzata (mq/ab); fonte: censimento Ecosistema Urbano XVIII)
L’estensione media delle isole pedonali presenti nel nostro comune rimane invariata rispetto a quella degli scorsi anni, ben al disotto della già bassa media nazionale di 0,34 mq per abitante.
Zone a Traffico Limitato:1,07 mq/ab
Estensione pro capite di area destinata a ZTL (mq/ab); fonte: censimento Ecosistema Urbano XVIII)
Le Zone a Traffico Limitato considerate in questo rapporto sono solo quelle istituite per tutti i giorni della settimana, con una durata superiore alle 8 ore diurne ed estese a tutte le tipologie di veicoli. La media dei capoluoghi italiani si attesta intorno ai 3,3 mq per abitante, un dato invariato rispetto allo scorso anno.
Piste ciclabili: 9,46 m_eq/100ab
(Lunghezza e tipologia delle piste ciclabili, zone20 e zone30 (m_eq/100 ab); fonte: censimento Ecosistema Urbano XVIII)
Per cercare di valutare l’offerta ciclabile di una città sono stati considerati i km di piste ciclabili in sede propria, i km di piste ciclabili in corsia riservata, i km di piste su marciapiede, i km di piste promiscue bici/pedoni, le zone con moderazione di velocità a 20 e 30 km/h. Queste informazioni, opportunamente pesate, hanno concorso a formare l’indice di “metri equivalenti” di percorsi ciclabili ogni 100 abitanti. L’indice non considera il grado di sicurezza ne la funzionalità.
Verona si attesta al terzo posto in graduatoria tra le grandi città e ad un terzo della classifica generale, poco sopra la media nazionale (7,5 m_eq/100ab). Nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, le città italiane rimangono ancora indietro rispetto alle capitali europee: basti pensare che tre sole città europee (Helsinki con 1.500 km, Stoccolma e Hannover con 750 ciascuna) hanno più piste ciclabili di tutti i 104 capoluoghi italiani
Le piste ciclabili non rappresentano l’unico strumento per favorire la mobilità ciclabile. Per questo è stato introdotto l’indice sulla ciclabilità, non confrontabile con gli anni precedenti.
Indice di ciclabilità: 28,2 (indice massimo 100, media nazionale 24,5)
(Indice composto da: biciplan, ufficio biciclette, segnaletica direzionale, cicloparcheggi di interscambio, bicistazione, piano di riciclo biciclette, contrasto furti, bike-sharing; fonte: censimento Ecosistema Urbano XVIII)
L'indice sintetico di ciclabilità (con valori da 0 a 100) misura la capacità delle amministrazioni comunali di attivare un ventaglio di strumenti che favoriscano la mobilità ciclabile. Siamo infatti consapevoli che le piste ciclabili da sole non siano sufficienti a rendere una città “amica delle biciclette”.
I parametri considerati, condivisi con alcuni rappresentanti della FIAB, sono: presenza di Biciplan – Piano per la mobilità ciclabile; segnaletica direzionale dedicata ai ciclisti; cicloparcheggi di interscambio; bicistazione; piano di riciclo delle biciclette abbandonate; strumenti per il contrasto dei furti; bike-sharing
Trasporto pubblico: offerta 26 Km-vetture/ab
(Percorrenza annua per abitante del trasporto pubblico (Km-vetture/ab); fonte: censimento Ecosistema Urbano XVIII)
L’offerta di trasporto pubblico viene calcolata come chilometri percorsi annualmente dalle vetture per ogni abitante residente. Tra le grandi città 4 offrono almeno 60 km-vetture per abitante, con Milano in testa (83) seguita da Venezia (71), Roma (64) e Trieste (60).
Verona e Palermo non raggiungono invece i 30 km-vetture/ab (rispettivamente ne offrono 26 e 28).
Mobilità sostenibile: 35,7
(Indice massimo 100 composto da: presenza di autobus a chiamata, controlli varchi ZTL, presenza di mobility manager, car-sharing, Piano spostamenti casa-lavoro; fonte: censimento Ecosistema Urbano XVIII)
L’indice, considerato per i soli due anni di monitoraggio, vede Verona in flessione rispetto all’anno precedente a conferma della scarsa disponibilità ad attivare servizi alternativi al mezzo privato. Solo Genova ha raggiunto il punteggio massimo avendo attivato tutte le misure previste dall’indice e tra le grandi città altri 4 comuni hanno ottenuto un punteggio superiore a 85 (Bologna, Milano, Palermo, Roma).
Verde urbano fruibile: 17,4 mq/ab
(Estensione pro capite di verde fruibile in area urbana (mq/ab); fonte: censimento Ecosistema Urbano XVIII).
Al computo del verde urbano fruibile partecipano solamente il verde di quartiere, i parchi urbani e il verde storico..
Le città italiane, indifferentemente dalle dimensioni, presentano una superficie di verde fruibile media per abitante di poco superiore ai 10 mq, ma in 27 comuni questa superficie è inferiore a 5 mq.
Verona fortunatamente gode da sempre del verde connesso alla cinta muraria, un parco urbano che se attivato ed esteso come previsto dalla pianificazione vigente nella forma di Parco delle Mura, permetterebbe ai cittadini veronesi e ai milioni di turisti di godere del più interessante e grande parco storico urbano.
Rifiuti: raccolta differenziata: 50,1%
(% di rifiuti differenziati (frazioni recuperabili) sul totale dei rifiuti urbani prodotti (%); fonte: censimento Ecosistema Urbano XVIII)
La percentuale di raccolta differenziata (RD) sul totale dei rifiuti urbani nel 2010 ha fatto registrare un generale nuovo incremento, ma confermando che il raggiungimento degli obiettivi di legge è ancora lontano: quello per il 2010, fissato al 55%, è stato raggiunto solo da 14 città ed anche quello al 35%, previsto per ben 5 anni fa (2006), non è stato ancora raggiunto da 49 capoluoghi di provincia. Tra le migliori se ne distinguono 4 che hanno portato la RD a percentuali superiori al 70%: Pordenone (77%), Novara (72%), Verbania e Salerno (entrambe al 71%).
Bene Verona prima tra le grandi città, che pur non raggiungendo l’obiettivo del 55% migliora di oltre 16 punti percentuali rispetto all’anno scorso, ponendo un importante punto interrogativo sulla necessità di attivare il più grande inceneritore del Veneto. Va ricordato infatti che l’attuale risultato sommato alle ottime performance degli altri comuni contermini avvicina sempre più l’obiettivo del 60%, quota che renderebbe assolutamente inefficiente, inefficace ed inutile un impianto che per funzionare dovrebbe inesorabilmente importare rifiuti dalle altre province e regioni, garantendo ai veronesi solamente un gravissimo peggioramento della qualità dell’aria e quindi della loro salute.
Capacità di depurazione: 86%
(Indice composto da: % abitanti allacciati agli impianti di depurazione, giorni di funzionamento dell’impianto di depurazione, capacità di abbattimento del COD (%) Chemical Oxygen Demand), quindi l’efficienza di depurazione (ovvero il rapporto tra COD in uscita e COD in ingresso).
L’indicatore nel suo complesso prende in considerazione gli abitanti allacciati al servizio di depurazione e il numero dei giorni di funzionamento dell’impianto di depurazione.
Al vertice della classifica troviamo 29 comuni in grado di servire più del 95% degli abitanti, tra cui 11 con una copertura pressoché totale della popolazione. Verona, all’ottavo posto tra le grandi città, ha bisogno di importanti investimenti per rendere sostenibili i propri impianti, data la tendenza negativa degli ultimi anni che certifica l’abbassamento del livello.
Energie rinnovabili e teleriscaldamento
(Indice composto da: solare termico 2,12 mq installati su edifici comunali ogni 1.000 abitanti solare fotovoltaico 18,91 kWatt installati su edifici comunali ogni 1.000 abitanti, teleriscaldamento 42,95 mc/ab volumi riscaldati per ogni abitante (mc/ab); fonte: censimento Ecosistema Urbano XVIII).
Questo gruppo di indici si propone di illustrare lo stato dell’arte relativo all’impiego ed alla diffusione nei comuni di fonti di energia rinnovabile o a minore impatto ambientale.
Ottimo l’impegno della nostra città nel settore del solare fotovoltaico che con l’imponente impianto sullo stadio comunale sale sul gradino più alto tra le grandi città.
Politiche energetiche: 50
(Indice (massimo 100) composto da: introduzione di incentivi economici e norme cogenti sul risparmio energetico e diffusione fonti energia rinnovabile, procedure di attività libera per l'istallazione di solare termico/fotovoltaico, presenza di Energy manager, acquisto di energia elettrica da fonte rinnovabile, realizzazione di audit energetici, attuazione di attività di risparmio energetico post-audit, realizzazione di banca dati edifici certificati; fonte: censimento Ecosistema Urbano XVIII)
Nella valutazione complessiva delle politiche adottate, solo Rimini raggiunge il punteggio massimo di 100 (ovvero attua tutte le politiche monitorate), seguita da altre 6 città al di sopra degli 85 punti (Potenza, Bari, Bergamo, Bolzano, Parma, Torino e Trento).
Il comune di Verona, che si attesta a un terzo nella classifica generale, pur avendo attivato incentivi nel regolamento edilizio relativamente al risparmio energetico e l’impiego e la diffusione delle fonti da energie rinnovabili, non possiede una banca dati degli edifici che hanno ottenuto una certificazione energetica e non ha attivato interventi di risparmio energetico sugli edifici pubblici. Un impegno che dovrà essere patrimonio nel prossimo futuro per confermare quanto fatto sul solare fotovoltaico.
CONCLUSIONI
Nel complesso i numeri che emergono dal rapporto ci dicono che tanto per Verona che per la maggior parte di città e cittadine d’Italia restano al palo le isole pedonali, le zone a traffico limitato e il verde, si conferma scarsamente utilizzato il trasporto pubblico e le politiche che lo dovrebbero incentivare, mentre crescono le immatricolazioni di automobili e rimangono invariate le piste ciclabili . Non si muove quasi la capacità di depurazione delle acque reflue, così come non diminuiscono sostanzialmente le perdite delle reti idriche. Cresce, ed è una delle notizie più liete di questa edizione del rapporto, la raccolta differenziata, così come la diffusione delle energie rinnovabili. Permane però l’emergenza smog anche se le medie del Pm10 si abbassano lievemente, ma crescono quelle dell’Ozono.
Al di là della posizione in classifica - dichiara Lorenzo Albi, presidente di Legambiente Verona - appare evidente la sostanziale continuità con un passato per nulla attento alle criticità che rendono insostenibile la qualità ambientale della nostra città.. Un vero e proprio stallo dettato dall’assenza di innovazione, dal coraggio di imboccare con determinazione la strada del cambiamento ad esempio nel governo della mobilità, dove non solo le pedonalizzazioni, ma persino le corsie preferenziali per i mezzi pubblici, che sono a costo zero, sono bloccate; o ancora nelle politiche per abbattere le emissioni di CO2, quindi abbandonando scelte dichiaratamente “vocate” ad apportare nuovo inquinamento (traforo e inceneritore) e invece promuovendo politiche incentivanti l’uso della bicicletta e sviluppando la riqualificazione energetica in edilizia. La detrazione del 55% ha stimolato diffusamente nuovi investimenti, al contrario di quanto sta producendo il Piano casa che altro non è che un condono preventivo e una deroga alle regole urbanistiche. Ciò che sta succedendo in Europa al contrario, parte dalla promozione di eco-quartieri e di modelli collettivi di mobilità urbana, con regole più severe nelle riqualificazioni energetiche degli edifici e nei nuovi investimenti. Manca una capacità politica di pensare, di immaginare, prima ancora di realizzare, un altro modo di muoversi in città, di consumare, di usare l’energia, di utilizzare le piazze quali centralità dello scambio (di merci ma anche di idee): insomma manca un’idea nuova del modo di essere comunità urbana.
Siamo convinti che una diversa e migliore organizzazione delle città porterebbe con sé opportunità ambientali, sociali ed economiche e creerebbe i presupposti per centri urbani più sani, più sicuri, più belli.
Certamente preoccupano le pesanti ristrettezze economiche che attanagliano le amministrazioni comunali. Ci si chiede: come sarà possibile in una situazione di pesanti ristrettezze economiche avviare le politiche innovative di cui parliamo da qualche anno? Se nel 2012 le risorse regionali per il trasporto locale saranno ridotte, se non si recuperano le risorse per risanare il sistema idrico, che in gran parte coinvolge anche i centri urbani, se le finanze locali sono già allo stremo, se l’unica prospettiva è quella di vendere i gioielli di famiglia e gli oneri di urbanizzazione continuano ad essere l’unica fonte per ripianare i debiti e provare a riempire le casse esauste dei comuni, cosa succederà alle politiche urbane?
La risposta alla crisi economica passa inevitabilmente da nuovi stili di vita e dal coraggio di proporre nuovi modelli e nuovi prodotti che sollecitino nuove filiere industriali ma innovative politiche urbane. Perché non vincolare, ad esempio, gli oneri di urbanizzazione solo al recupero del patrimonio esistente, incentivando solamente il recupero e la riqualificazione delle aree degradate e delle periferie, penalizzando fortemente il nuovo consumo di suolo?
CLASSIFICA FINALE ECOSISTEMA URBANO – XVIII edizione
|
Pos. |
Città |
|
Pos. |
Città |
|
Pos. |
Città |
|
|
|
Città Grandi |
|
19 |
Ancona |
52,05% |
11 |
Cremona |
53,23% |
|
1 |
Venezia |
62,47% |
20 |
Salerno |
51,20% |
12 |
Sondrio |
52,57% |
|
2 |
Bologna |
60,69% |
21 |
Alessandria |
49,73% |
13 |
Campobasso |
50,45% |
|
3 |
Genova |
52,34% |
22 |
Brescia |
49,71% |
14 |
Macerata |
50,41% |
|
4 |
Verona |
51,52% |
23 |
Cagliari |
49,01% |
15 |
Avellino |
50,22% |
|
5 |
Padova |
50,01% |
24 |
Bergamo |
48,51% |
16 |
Nuoro |
50,12% |
|
6 |
Trieste |
49,69% |
25 |
Sassari |
46,95% |
17 |
Oristano |
49,60% |
|
7 |
Firenze |
49,03% |
26 |
Taranto |
46,60% |
18 |
Ascoli Piceno |
49,52% |
|
8 |
Torino |
48,87% |
27 |
Como |
46,28% |
19 |
Cosenza |
49,33% |
|
9 |
Milano |
48,67% |
28 |
Arezzo |
45,85% |
20 |
Potenza |
47,86% |
|
10 |
Roma |
45,65% |
29 |
Vicenza |
44,71% |
21 |
Rieti |
46,85% |
|
11 |
Bari |
45,60% |
30 |
Treviso |
44,35% |
22 |
Pavia |
45,72% |
|
12 |
Napoli |
33,65% |
31 |
Varese |
44,14% |
23 |
Chieti |
45,58% |
|
13 |
Palermo |
22,04% |
32 |
Lecce |
43,93% |
24 |
Matera |
45,55% |
|
14 |
Messina |
17,74% |
33 |
Novara |
42,94% |
25 |
Biella |
45,47% |
|
15 |
Catania |
16,36% |
34 |
Pistoia |
41,54% |
26 |
Benevento |
44,47% |
|
|
Città Medie |
|
35 |
Brindisi |
41,53% |
27 |
Asti |
44,46% |
|
1 |
Bolzano |
65,84% |
36 |
Grosseto |
40,87% |
28 |
Massa |
44,10% |
|
2 |
Trento |
65,05% |
37 |
Pescara |
39,03% |
29 |
Teramo |
43,98% |
|
* |
Parma |
64,45% |
38 |
Monza |
36,81% |
30 |
Ragusa |
43,24% |
|
3 |
La Spezia |
61,53% |
39 |
Foggia |
32,82% |
31 |
Viterbo |
42,86% |
|
4 |
Reggio Emilia |
60,23% |
40 |
Catanzaro |
31,65% |
32 |
Agrigento |
42,42% |
|
5 |
Perugia |
60,15% |
41 |
Reggio Calabria |
30,44% |
33 |
Lecco |
42,19% |
|
6 |
Ferrara |
58,69% |
42 |
Latina |
29,62% |
34 |
Caserta |
39,60% |
|
7 |
Ravenna |
58,58% |
43 |
Siracusa |
29,47% |
35 |
L’Aquila |
39,08% |
|
8 |
Udine |
57,60% |
|
Città Piccole |
|
36 |
Vercelli |
36,98% |
|
9 |
Forlì |
56,73% |
1 |
Belluno |
70,02% |
37 |
Rovigo |
36,72% |
|
10 |
Pisa |
56,40% |
2 |
Verbania |
69,83% |
38 |
Isernia |
35,72% |
|
11 |
Livorno |
54,60% |
3 |
Aosta |
62,06% |
39 |
Imperia |
30,65% |
|
12 |
Piacenza |
53,89% |
4 |
Pordenone |
61,93% |
40 |
Enna |
25,53% |
|
13 |
Terni |
53,78% |
5 |
Mantova |
61,30% |
41 |
Frosinone |
25,46% |
|
14 |
Modena |
52,99% |
6 |
Cuneo |
55,61% |
42 |
Trapani |
23,53% |
|
15 |
Lucca |
52,71% |
7 |
Gorizia |
55,38% |
43 |
Crotone |
23,42% |
|
16 |
Pesaro |
52,55% |
8 |
Siena |
55,09% |
44 |
Vibo Valentia |
20,68% |
|
17 |
Prato |
52,42% |
9 |
Lodi |
53,99% |
45 |
Caltanissetta |
19,58% |
|
18 |
Rimini |
52,41% |
10 |
Savona |
53,89% |
|
|
|
Fonte: Legambiente, Ecosistema Urbano (Comuni, dati 2010)
Elaborazione: Istituto di Ricerche Ambiente Italia













