PRESENTATE LE OSSERVAZIONI AL PIANO DEGLI INTERVENTI:
IL 53,6% DEGLI INTERVENTI AMMISSIBILI IN AREE AGRICOLE O FORESTATE
DEFINITIVO ADDIO ALL’IPOTESI DI RICOMPATTARE LA CITTA’
PROSEGUONO LE POLITICHE CHE AGGRAVANO IL CONSUMO DI SUOLO
5.240.000 metriquadrati le superfici interessate nei 295 interventi ammessi nella proposta di Piano degli Interventi (PI)
Tra questi il 46,3% sono insediati in aree ad urbanizzazione consolidata, di cui il 39,2% tra residenziale e industriale mentre il 7,2% % in aree destinate a verde urbano o sportivo ricreativo.
Il 53,7% di interventi ammessi si colloca rispettivamente per il 46,9% in aree agricole, il 6,5% in aree boscate e il rimanente 0,3% in aree umide o comunque in presenza di acque.
“Soddisfare gli appetiti -dichiara Lorenzo Albi, presidente di Legambiente Verona - sembra essere l’elemento conduttore del PI: se si escludono le proposte ammissibili relative al secondo bando, dove perlomeno il filo conduttore è la riqualificazione dell’area industriale - anche se si è preferito ricucire più progetti scollegati tra loro con un obiettivo dichiarato di polifunzionalità degli ambiti senza ripensare alla qualità dell'abitare o del produrre -, per la maggior parte delle altre è evidente la perfetta continuità con il passato fatto di consumo di suolo agricolo e di interventi a macchia di leopardo, dispersi indistintamente su tutto l’ambito comunale, privi di un disegno minimamente organico per perseguire quell’obiettivo di città compatta prevista dal piano strutturale”.
E’ questo il quadro complessivo della proposta di Piano degli Interventi che l’Amministrazione Comunale intende approvare prima del fine mandato, secondo Legambiente.
“Un coacervo di interventi – prosegue Lorenzo Albi - in molti casi di rilevante dimensione che andranno a consumare nuovo suolo pur in presenza di un mercato stagnante con innumerevoli abitazioni invendute e invendibili, dato che gli unici possibili acquirenti potrebbero essere giovani coppie o immigrati la cui capacità economica si scosta anni luce dagli attuali valori del mercato della casa”.
Ad oggi le aree urbanizzate nel comune di Verona occupano il 33,7% (6710 ettari) dell’intera superficie comunale (19888 ettari), (dati ricavati dalla Carta di Copertura del Suolo della Regione Veneto aggiornata al 2006). Con l’attuazione della proposta di Piano degli Interventi la superficie urbanizzata raggiungerà quota 35.1% del totale. Infatti l’ammontare di nuovo suolo agricolo e boscato sottratto alle loro funzioni primarie per effetto del PI sarà di 281 ettari, un’area grande quanto circa 400 campi da calcio o 235 volte la nostra Arena.
Verona quindi con questa proposta di PI si avvicina sempre più alle grandi città “campionesse” per consumo di suolo.
Infatti se fortunatamente è ancora molto lontano dai disonorevoli traguardi per consumo di suolo delle storiche metropoli italiane (62,3% del totale comunale per Napoli, 61,6% per Milano, 54,7% per Torino) ha però avvicinato città come Brescia (41,9%) o Padova (38,2%), superando ampiamente Venezia (30,2%). Un incremento per Verona tra i più elevati a livello nazionale.
Nessuna relazione nel PI che parli di incrementi demografici. Infatti, anche dopo l’adozione del PAT (che aveva previsto 25000 nuovi residenti nel periodo 2006-2016) si è preferito ignorare che in questi ultimi 5 anni la popolazione è cresciuta di sole 4000 unità (prevalentemente immigrati stranieri) dopo un significativo decremento degli ultimi 35 anni (266.205 ab. nel 1971, 259.380 ab. nel 2006). “Nonostante queste variazioni – secondo Legambiente - rispetto a quanto stimato, sono state confermate le esagerate volumetrie da paese emergente precedentemente programmate nel PAT, pur se in assenza di una “vincolante” relazione. Il vincolo, a nostro parere, sussiste per effetto della recente sentenza del TAR della Lombardia che ha annullato il Piano Generale Territoriale (corrispondente al PAT) di un comune del cremonese perché le scelte dimensionali del Piano sono state considerate “illogiche” in relazione all’evoluzione demografica che “… addirittura negli ultimi quarant’anni, è caratterizzata da una sostanziale stabilità …”.
È questa la fotografia amara che denuncia Legambiente, sottolineando quanto fino ad oggi siano state assenti politiche di governo del territorio volte ad arrestare il fenomeno del consumo di suolo e ancora oggi nulla stia cambiando.
Si pensa, infatti, che quella che stiamo vivendo sia l’ennesima ciclica crisi del settore. “Si ragiona – scandisce Lorenzo Albi - come se fossimo negli anni ‘50 o ‘70, ossia in una fase certamente difficile ma da cui si uscirà con un po’ di edilizia pubblica o contrattando nuovi volumi in cambio di opere pubbliche, nell’attesa che il mercato riparta”.
No, questa volta – è la tesi di Legambiente - la crisi è diversa: non riguarda solo il settore edilizio ma arriva in un periodo di difficoltà economica e finanziaria internazionale nella quale sono chiusi i cordoni delle casse pubbliche sia Statali che Locali e delle banche. Per questo c’è bisogno di una assunzione di responsabilità da parte di tutti. Occorre prendere atto del fallimento del primo “Piano Casa” – quello degli ampliamenti – perché il numero di interventi che ha messo in moto risulta insignificante. E che la macchinosa architettura del secondo “Piano Casa” – quello dei fondi immobiliari per realizzare l’edilizia sovvenzionata – continua a collezionare ritardi, e rende ancora più difficile la situazione del settore. Ma soprattutto questa situazione fa apparire ancora più velleitario, oltre che dannoso, insistere su una risposta che possa venire da una ancora più spinta liberalizzazione e deregolamentazione del settore”.
Il Piano degli Interventi che immagina Legambiente è da riformulare completamente:
- che sia coerente con la reale e obiettiva situazione dello stato di fatto e non con quella auspicata dagli interessi della speculazione edilizia;
- che tenga conto dei principi di sostenibilità tanto rimarcati nel PAT che considera la sostenibilità non solamente dal punto di vista economico ma anche ambientale e sociale nel rispetto della risorse irriproducibili quale è il suolo;
- che tenga in considerazione la pianificazione sovraordinata;
- che consideri i 10.000 appartamenti sfitti e invenduti come volumi già abbondantemente in grado di soddisfare nuova domanda abitativa, oltre ad offrire una possibilità per gli studenti, per le giovani coppie e per gli immigrati;
- che punti a promuovere le ristrutturazioni edilizie con l’obiettivo di migliorare la classe energetica di appartenenza degli edifici;
- che miri ad un disegno di ricompattare il tessuto urbano compatto attraverso la ricostruzione dei margini urbani, con la formazione di estese cinture verdi di valore naturalistico e/o con parchi agricoli multifunzionali;
- che consideri la pratica della compensazione ecologica (naturalizzazione di equivalenti superfici in altre aree) vincolante per nuovi interventi che potranno interessare l’ambito urbano compatto.
I dati elaborati da Legambiente Verona verranno presentati in assemblea pubblica, con data da destinarsi a breve, alla quale saranno invitati a partecipare e intervenire, insieme ad esperti e alle autorità locali, i cittadini con le loro domande, le loro idee e le loro proposte.
Verona, 30 novembre 2011
LEGAMBIENTE VERONA
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