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LEGAMBIENTE VERONA   COMUNICATO STAMPA
AFFARI PRIVATI IN COMUNITA’ MONTANA
“E’ paradossale che le associazioni ambientaliste portatrici di un interesse generale debbano conoscere dalla stampa quel che accade nel parco della Lessinia e le voci dicano che il destino del parco è oggetto di duelli personali fra politici locali che mostrano di usare il parco solo per il loro destino politico personale, infischiandosene delle prospettive di sviluppo compatibile che pure la legge istitutiva dei parchi stabilisce.” Così Lorenzo Albi, presidente di Legambiente Verona riassume il pensiero dell’associazione sulle travagliate vicende del Parco della Lessinia nelle ultime settimane.
L’ex presidente del Parco ha dichiarato che “Il problema è politico…”, pensando di nobilitare le questioni in ballo. Tutto il contrario è il pensiero di Legambiente, visto che la politica, in tutte le sue componenti, si sta rivelando esclusivamente un giochino per accaparrarsi luoghi di potere e seggiole, promettendo la presidenza per restare in sella, infischiandosene, peraltro, del discredito che la classe politica in Italia già detiene.
“La Consulta del Parco non viene convocata – continua Albi – e il comitato scientifico è ormai un inutile ornamento. Tutto si gioca sulle rivalità personali. Il destino del parco è cosa che non sfiora il pensiero di questi personaggi. L’importante è mettere le mani  nella stanza dei bottoni e lì decidere. Che cosa poi?”
“L’oggetto del contendere pare sia l’asfaltatura di una strada, con questo o quel materiale non fa differenza. Il sindaco di S. Anna d’Alfaedo quali dati statistici, scientifici, economici porta a supporto della sua proposta di asfaltare la Translessinia? Nessuno, anche perché non ce ne sono. Tutti i ristoratori, i rifugi sarebbero bypassati da motociclisti e auto che dando un’occhiata al paesaggio andrebbero verso altre mete allontanando quei ciclisti, quei camminatori che stanno diventando sempre più numerosi negli ultimi anni; l’unico ad avvantaggiarsi di una tale soluzione sarebbe la ditta che asfalta (e che ogni anno rifarà il manto dopo l’inverno).
La richiesta del Comune di Badia di estendere l’area del parco è stata respinta non certo per ragioni sostanziali, ma solo per mantenersi un bacino di voti, quello dei cacciatori. Il valore aggiunto che un’area a parco ha dimostrato, in tutta Italia, di dare a un territorio, (a partire dall’aumento del valore degli immobili, per esempio) a loro non interessa. Interessa solo qualche  pacchetto di voti.
Il lupo, cui attribuire ogni misfatto, ha incrementato ovunque il numero dei visitatori delle aree a parco (anche a discapito della tranquillità del lupo), ma loro solleticano i bassi istinti di qualche gruppo agitando pericoli inesistenti (i lupi non attaccano da secoli gli umani e i danni alle greggi di ovini, obiettivo primario del lupo, sono risarciti).
Noi siamo in balia di questi campioni di cultura e di pratica politica. Poco vale invocare la condivisione: le questioni ambientali si trattano nelle camere di partito con accordi di puro interesse partitico. Identificare cos’è un parco, a cosa serve, quali sono le opere, le infrastrutture ammissibili e quali no non fa parte della cultura gestionale di questi amministratori. Eppure in tutta Italia le proposte vincenti per l’economia dei parchi sono partite da domande come queste, con obiettivi di conservazione ambientale e non di predazione.
Oggi l’emergenza però sta nel sottrarre il destino del Parco al triste epilogo delle Comunità Montane, intraprendendo un percorso di discussioni trasparenti e partecipate per far emergere un ente autonomo che governi il Parco, costituito dai soli Comuni che abbiano territorio proprio al suo interno.
Per far fronte a questa necessità è bene che le associazioni culturali, ambientaliste, del tempo libero, del turismo sociale, le associazioni di categoria e gli operatori del Parco manifestino il loro profondo dissenso denunciando il decadimento della politica e allo stesso tempo chiedendo il coinvolgimento per riportare il dibattito all’altezza del valore naturalistico e territoriale che la Lessinia merita.
Verona, 13 agosto 2012
LEGAMBIENTE VERONA
Per informazioni: LEGAMBIENTE VERONA VIA Bertoni, 4  37122 VERONA
TEL. 0458009686 FAX 0458005575
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COMUNICATO STAMPA
AFFARI PRIVATI IN COMUNITA’ MONTANA

“E’ paradossale che le associazioni ambientaliste portatrici di un interesse generale debbano conoscere dalla stampa quel che accade nel parco della Lessinia e le voci dicano che il destino del parco è oggetto di duelli personali fra politici locali che mostrano di usare il parco solo per il loro destino politico personale, infischiandosene delle prospettive di sviluppo compatibile che pure la legge istitutiva dei parchi stabilisce.” Così Lorenzo Albi, presidente di Legambiente Verona riassume il pensiero dell’associazione sulle travagliate vicende del Parco della Lessinia nelle ultime settimane.
L’ex presidente del Parco ha dichiarato che “Il problema è politico…”, pensando di nobilitare le questioni in ballo. Tutto il contrario è il pensiero di Legambiente, visto che la politica, in tutte le sue componenti, si sta rivelando esclusivamente un giochino per accaparrarsi luoghi di potere e seggiole, promettendo la presidenza per restare in sella, infischiandosene, peraltro, del discredito che la classe politica in Italia già detiene.
“La Consulta del Parco non viene convocata – continua Albi – e il comitato scientifico è ormai un inutile ornamento. Tutto si gioca sulle rivalità personali. Il destino del parco è cosa che non sfiora il pensiero di questi personaggi. L’importante è mettere le mani  nella stanza dei bottoni e lì decidere. Che cosa poi?” 
“L’oggetto del contendere pare sia l’asfaltatura di una strada, con questo o quel materiale non fa differenza. Il sindaco di S. Anna d’Alfaedo quali dati statistici, scientifici, economici porta a supporto della sua proposta di asfaltare la Translessinia? Nessuno, anche perché non ce ne sono. Tutti i ristoratori, i rifugi sarebbero bypassati da motociclisti e auto che dando un’occhiata al paesaggio andrebbero verso altre mete allontanando quei ciclisti, quei camminatori che stanno diventando sempre più numerosi negli ultimi anni; l’unico ad avvantaggiarsi di una tale soluzione sarebbe la ditta che asfalta (e che ogni anno rifarà il manto dopo l’inverno). 
La richiesta del Comune di Badia di estendere l’area del parco è stata respinta non certo per ragioni sostanziali, ma solo per mantenersi un bacino di voti, quello dei cacciatori. Il valore aggiunto che un’area a parco ha dimostrato, in tutta Italia, di dare a un territorio, (a partire dall’aumento del valore degli immobili, per esempio) a loro non interessa. Interessa solo qualche  pacchetto di voti.
Il lupo, cui attribuire ogni misfatto, ha incrementato ovunque il numero dei visitatori delle aree a parco (anche a discapito della tranquillità del lupo), ma loro solleticano i bassi istinti di qualche gruppo agitando pericoli inesistenti (i lupi non attaccano da secoli gli umani e i danni alle greggi di ovini, obiettivo primario del lupo, sono risarciti).
Noi siamo in balia di questi campioni di cultura e di pratica politica. Poco vale invocare la condivisione: le questioni ambientali si trattano nelle camere di partito con accordi di puro interesse partitico. Identificare cos’è un parco, a cosa serve, quali sono le opere, le infrastrutture ammissibili e quali no non fa parte della cultura gestionale di questi amministratori. Eppure in tutta Italia le proposte vincenti per l’economia dei parchi sono partite da domande come queste, con obiettivi di conservazione ambientale e non di predazione.
Oggi l’emergenza però sta nel sottrarre il destino del Parco al triste epilogo delle Comunità Montane, intraprendendo un percorso di discussioni trasparenti e partecipate per far emergere un ente autonomo che governi il Parco, costituito dai soli Comuni che abbiano territorio proprio al suo interno.
Per far fronte a questa necessità è bene che le associazioni culturali, ambientaliste, del tempo libero, del turismo sociale, le associazioni di categoria e gli operatori del Parco manifestino il loro profondo dissenso denunciando il decadimento della politica e allo stesso tempo chiedendo il coinvolgimento per riportare il dibattito all’altezza del valore naturalistico e territoriale che la Lessinia merita.
Verona, 13 agosto 2012
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