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Gli avvenimenti del 1354, con l'arrivo dei cavalieri tedeschi, determinarono la storia della decorazione
pittorica: a quella più antica, le due fascie a motivi vegetali dell'inizio del '300, si aggiunsero gli
stemmi dei cavalieri tedeschi, l'affresco con la Crocefissione della parete di fondo e una serie di
riquadri votivi, con lo schema ricorrente del cavaliere inginocchiato presentato alla Madonna col
Bambino da alcuni santi, tra cui è sempre presente San Giorgio.
Per la datazione di questo gruppo di opere, realizzate nel giro di pochi anni dopo la data dell'epigrafe,
fanno fede le scritte accompagnatorie. "E' notato dell'un di essi, che morì nel 1355", scriveva Maffei,
ma giuseppe Gerola lesse la data 1354 in almeno altri due riquadri.
IL MAESTRO DELLA CROCEFISSIONE
"La grande composizione sulla parete orientale, con la notevolissima Crocifissione sovrastata a mo' di
cimasa dalle tre scenette frammentarie dell'Adorazione dei Magi, della Messa di San Gregorio
ovvero Miracolo di Bolsena* ( soggetto che si presta a un ulteriore, più pregnante e circostanziato
livello di lettura, quale celebrazione della messa voluta appunto dai fondatori), e di San Giorgio e la
Principessa, altro non può essere che il corrispondente illustrato della testé riportata epigrafe di
fondazione della messa in onore di San Giorgio, santo che apparirà poi costantemente quale principale
protettore dei cavalieri che qui avevano eletto la propria sepoltura, nei numerosi riquadri votivi che per
circa due decenni vennero dipinti uno dopo l'altro".
E' "senz'altro un artista locale, che mette a frutto la lezione appresa nei cantieri veronesi (penso
soprattutto al Maestro delle Storie di San Francesco in San Fermo e al Maestro del Giudizio universale
in Santa Anastasia). Tale interessantissimo frescante e il gruppo di opere probabilmente uscite dalla
sua bottega, o comunque dalla sua cerchia, andranno considerate dei precedenti rispetto a Turone; si
dovrà dunque ribaltare la posizione della Cuppini, che assegna la Crocifissione ad uno "pseudo
Turone" , un pedissequo seguace che non si solleva dal livello di volonteroso artigiano".
"La mano del Maestro della Crocefissione va riconosciuta nei due pannelli accostati sulla parete nord"
(prima campata) e "potrebbe essere suo anche il riquadro frammentario sulla parete sud, di cui è
rimasta solo la figura di San Giorgio".
(Enrica Cozzi in LA PITTURA NEL VENETO- IL TRECENTO Electa 1992 )
(*) Nel 1263 Pietro da Praga, un sacerdote boemo in pellegrinaggio verso Roma, dubitò della presenza
di Cristo nell'ostia mentre celebrava messa a Bolsena. Dall'ostia prese a sgorgare sangue, che macchiò
il corporale e le pietre dell'altare. Il papa Urbano IV, che si trovava ad Orvieto, fece portare in
processione al Duomo di questa città il corporale macchaito ed istituì la festa del Corpus Domini, il 19
giugno.
I RIQUADRI VOTIVI
Le chiese di Verona, S.Zeno in particolare, sono in quell'epoca delle "gallerie di riquadri votivi"
(Francesca Flores D'Arcais). Scrive E.M. Scherer (in La pittura nel Veneto, il 400) che a Verona " i
grandi cicli religiosi sembrano assenti e le decorazioni profane, che pure esistevano, oggi sono
scomparse". "In questo periodo (seconda metà del '300) il bisogno di immagini smbra accontentarsi
dell'affresco a carattere votivo" (...) "L'unificazione stilistica e spaziale è l'ultima preoccupazione
degli artisti. Le immagini coabitano e si sovrappongono sullo stesso lembo di parete nella più
spensierata anarchia".
"A San Giorgetto "meritano specialissimo studio sei riquadri del terzo quarto del '300 (...) Ogni
riquadro consta di due zone, scompartite da una fascia ove leggesi il nome del cavaliere sepolto -
probabilmente inumato in una sottostante tomba terragna - e la data della sua morte. Nella metà
superiore è raffigurata la Vergine, accompagnata o meno da un altro santo: mentre davanti al trono di
lei è inginocchiato il guerriero, vestito delle sue insegne gentilizie, presentato alla Madonna da
S.Giorgio e da una santa. La composizione inferiore, frammentaria dovunque, sembra rappresentare il
valletto, il cavallo coperto di gualdrappa e lo scudo del cavaliere appeso a un albero". (Gerola, cit.)
PARETE NORD - PRIMA CAMPATA
Continuiamo a seguire il testo di Gerola:
"Prima figurazione della parete nord della prima campata. Di tutta la scena più non rilevasi che
un lembo del manto della Vergine; e parte dello scudo appeso in basso, di bianco al massacro di cervo
nero". (Nel linguaggio dell'araldica massacro=teschio posto di fronte)
Seconda figurazione."Dietro alla Madonna trovasi S.Cristoforo. Lo scudo è di nero alla banda
gialla accompagnata da due cotisse bianche. Dal cimiero del cavaliere sporgono due corna di bufalo.
Della epigrafe rimane soltanto: HIC ; IACET....NS....LIIII 1354"
Terza figurazione. "Dietro alla Madonna è effigiato S.Pietro martire. Lo stemma di rosso
incappato di bianco è ripetuto non soltanto nella cotta, nel mantelletto dello scudo, nel cimiero, nella
gualdrappa e nello scudo appeso all'albero, ma replicato altresì, alternato col cimiero, intorno alla
cornice del dipinto. Della leggenda si rileva appena +ANNO.DNI.MCCC LIIII.DIE.UNDECIMO.
M...PHIRT 11 marzo o maggio 1354
n. Se la data di morte è realmente il marzo 1354, ne consegue che egli - e forse qualcun altro dei suoi
compagni - morì e fu sepolto in San Giorgetto prima ancora che fosse dai suoi commilitoni fondata la
messa perpetua. In tale caso la presenza di quei morti nel sacro recinto avrebbe costituito appunto il
primo incitamento per l'atto pietoso della fondazione stessa"
PARETE SUD - PRIMA CAMPATA
"Prima figurazione della parete sud della prima campata. Di tutta la rappresentazione resta solo una
parte della figura di S.Giorgio e l'elmo ed il cimiero del devoto, recante la rosa rossa di cinque petali
in campo bianco. Siccome poi dell'epigrafe si rileva tuttora la parola FEBRIARII, è lecito identificarla
con quella già letta dal Maffei: Hic iacet dns. Churadus dictus Pisutran de Frichenee MCC .LV . XII
februarii.
Seconda figurazione nella parete sud della prima campata. La santa è specificata come Santa Caterina;
e dietro al trono della Madonna figura S.Cristoforo. Lo stemma dev'essere partito di rosso alla pianta
di rosa bianca e di bianco alla pianta di rosa rossa. Tali figure sono ripetute in una specie di mitra
partita che costituisce il cimiero. L'iscrizione si legge quasi completa: HIC . IACET . OLRIGO . .
MURER . DE . GRONICHER . QUI . OBIIT. MCCCLVIII . DIE ...MARCII (Olrico Murer di
Gröningen, morto il 20 marzo 1358)" (Gerola)

CONTROFACCIATA
"Il riquadro sulla sinistra entrando dalla porta, con l'epigrafe che lesse Gerola "HIC IACET E...AINO
MONZENER ANO DNI MCCCLV" (Monzener 1355) e con "l'arma costituita da un artiglio verde in
campo bianco", fa ancora parte della serie votiva dei cavalieri tedeschi". (Gerola)
BARTOLOMEO BADILE
I due riquadri accostati sulla destra della porta fecero molto discutere gli storici veronesi. "Un
guerriero vedesi genuflesso nei due affreschi di ponente che portano la contrastata firma del pittore
Bartolomeo Baili (...) Ma per ascrivere quei committenti alla nazione tedesca manca ogni più sicura
ragione". Scrive sempre Gerola nel citato saggio del 1912 sui cavalieri tedeschi. E lo stesso Gerola
qualche anno prima ( Questioni storiche d'arte veronese, in Madonna Verona 1908) aveva sostenuto
che la firma di Bartolomeo Badile era un falso del XVIII secolo.
La Sandberg Vavalà ( La pittura veronese del '300 e del primo '400, 1926), riconosciuta l'identità di
mano dei due riquadri, inseriti tra l'altro in un'unica cornice e quindi eseguiti contemporaneamente,
ritenne ingiustificate le riserve sulla firma ed assegnò i riquadri a Bartolomeo, un pittore documentato
tra il 1362 e il 1389, da lei ritenuto scolaro di Altichiero.
Secondo Enrico Maria Guzzo (Per Giovanni Badile e una rilettura di alcuni fatti della pittura gotico-
internazionale a Verona, 1989) la questione si complica: i due affreschi sono caratterizzati "da una
precipua verve che distacca e isola il loro autore dalla schiera dei tanti anonimi seguaci veronesi di
Altichiero. Ammesso però che essi siano opera del solo Bartolomeo". Egli vede nel San Giorgio del
riquadro firmato sulla destra un tratto troppo "cortese" per un pittore del 1370-80, e nel manto della
Madonna una "morbidità chiaroscurale e plastica" che anticipa il nipote Giovanni.
"I dipinti tradiscono l'accostamento di due mani diverse, una di formazione più arcaica, l'altra, che
potrebbe ben essere quella di Giovanni Badile esordiente, aggiornata sulle novità lombarde (Michelino
da Besozzo) del primo '400". Questa ipotesi richiede qualche spostamento di datazione, con
Bartolomeo, documentato solo fino al 1389, che opera ancora fino all'inizio del '400.

Al di là della polemica sull'autenticità delle firme di Giovanni e Bartolomeo Badile, la ricostruzione delle tappe della scoperta
di questa famiglia di pittori veronesi è comunque interessante per capire le difficoltà che gli storici possono incontrare, in
anni in cui a dipinti senza nome si contrappongono documenti su pittori senza dipinti.
Nel XVIII secolo si conosce solo il nome di Antonio Badile, maestro e suocero di Paolo Veronese.
Bartolomeo Campagnola, parroco di Santa Cecilia (chiesa a poche decine di metri da Santa Anastasia e San Giorgetto),
scopre nell'archivio parrocchiale nomi e notizie di altri, più vecchi Badile e ne scrive nelle sue postille all'opera di Dal Pozzo
(Le vite dei pittori veronesi). Poco dopo si hanno notizie anche di opere firmate.
Nel 1749 Biancolini, su segnalazione di Gianbettino Cignaroli, scopre e descrive una Madonna con Bambino, dipinta sulla
parete sinistra di S.Pietro Martire sotto un tabernacolo all'antica tra i santi Antonio e Giovanni Battista, affresco firmato
Ioannes Baili, "cognome scritto col dialetto nostro". Poi, nella stessa chiesa, una tavola divisa in più parti all'antica (il
Polittico dell'Aquila, ora a Castelvecchio), ancora firmata Iohannes Baili.
Da ultimo Zannandreis (1831?) parla della firma di Bartolomeus Baili sotto il nostro affresco, contiguo "alla porta
maggiore, in cui era figurata Maria Vergine (...) ed un guerriero genuflesso (...) il qual soggiacque alla fatal sorte delle altre
pitture ch'erano in quella chiesa" (cioè all'imbiancatura dell'inizio '800) " Il professor Dalla Rosa vide quest'opera quando
esisteva" (ma non ne parla nel suo Catastico).
Finalmente il dipinto fu riportato alla luce, con la firma che ancora si legge.
Non si sapeva niente di questo Bartolomeo ( si conoscevano altri Badile con lo stesso nome, un figlio di Giovanni, nato nel
1414, e un figlio di Antonio, morto nel 1545) finché non si trovò citato in un documento del 1362 un "magistro Bartholomeo
pintore", figlio di un Nicolò, "qui Bailus dicebatur de S.Heufemia".
A Gerola sembrava strano che ci si fosse accorti delle firme dei due Badile solo dopo che l'arciprete Campagnola ne aveva
scoperto l'esistenza sui documenti. "La rivelazione di quella genealogia di artisti fino allora affatto sconosciuti, e al tempo
stesso il dispiacere di non poterne additare le opere, può aver agito da stimolo sugli scopritori, inducendoli a falsarne le
firme su alcune opere".
TURONE
"Tra le opere da ritenersi ormai definitivamente acquistie al catalogo di Turone, penso si debbano
sicuramente riconoscere ( sulla scia in particolare di M.T. Cuppini, che ne ha curato i restauri più
recenti) due riquadri votivi in San Giorgetto, sulle pareti nord e sud (seconda campata),
l'uno dirimpetto
all'altro, raffiguranti una MADONNA COL BAMBINO E SAN GIOVANNI e una MADONNA COL
BAMBINO TRA SANTA CATERINA E SANTO ACEFALO ( non necessariamente eseguiti
contemporaneamente)". (Enrica Cozzi)
"Scarni dati esistenti su quello che sembra essere stato il miglior pittore della generazione
prealtichieresca: il 23 ottobre 1356 è citato in un documento di locazione come "Turonum quondam
Maxii de Camenago diocexis mediolanensis"; testimone in un atto del 1360, nello stesso anno firma e
data il polittico della Trinità, oggi a Castelvecchio. Compare ancora in un documento del 1387.
Esiguo anche il catalogo, che ruota attorno al polittico del 1360.
Tra le attribuzioni: crocefissione della lunetta del portale laterale di San Fermo e l'altra sul portale
maggiore; una Madonna col Bambino fra santi Giovanni Battista e Zeno in Santa Maria della Scala;
corali miniati del 1368.
In gravi condizioni versa la MADONNA COL BAMBINO E UNA SANTA(?)* in S.Pietro Martire, di
modi affini alle miniature del 1368, attribuitagli dalla Cuppini.
A una data vicina al 1368 pare convenire il frammentario affresco raffigurante la MADONNA COL
BAMBINO E SANTA CATERINA che la Cuppini, riferendola a Turone, assegnava a un tempo in cui
l'artista "mostra l'assimilazione dei modi di Altichiero".
( da Mario Lucco, scheda Turone in La pittura nel Veneto - il trecento).
* San Giovanni (?)
GIOVANI BADILE
Parete Nord - Seconda Campata Allo strato pittorico trecentesco della Sacra conversazione di Turone si sovrappone il riquadro con il
San Pietro Martire di Giovanni Badile, databile tra il terzo e il quarto decennio del '400, dopo
l'assegnazione della chiesa alla Confraternita intitolata al santo domenicano (1424)
Parete Nord - Seconda Campata
Tracce di un affresco di Giovanni Badile? Del frammento, quasi illeggibile, della parete nord, a destra della porta, Gerola (1912) aveva dato la
seguente descrizione:
"Un frammentario affresco della seconda metà del quattrocento, opera forse di un artista teutonico,
ripete lo stemma di qualche nuovo ignorato ospite d'oltralpe.
Dell'affresco non resta più che qualche frammento di architettura gotica assai ricca. Entro due tondi ai
lati è replicato uno stemma di verde, con un uomo andante verso sinistra, vestito di bianco e di
mantello svolazzante nero, e tenente nella destra una lunga canna, nell'altra una tazza (?)".
Secondo Enrico Maria Guzzo potrebbe invece trattarsi di tracce di un affresco di Giovanni Badile
In una postilla alle Vite del Dal Pozzo Giambettino Cignaroli scriveva: "Ho rinvenuto traccia di
questo Giovanni (Badile) nella chiesa di S.Giorgio vicino a Santa Anastasia, prossima alla porta che
comunica interiormente col convento, sopra cui è espresso la ss.ma Vergine d'aria graziosa e vestita
nobilmente, con il fanciullino in braccio similmente grazioso; dalle parti sono Sant'Antonio abate ed
un ritratto di persona inginocchiata. Sotto ai piedi della Vergine è scritto Joannes Baili. Questa pittura
più non sussiste..."
Ne parla anche il Biancolini (Supplementi alla Cronaca di Pier Zagata, 1749) "Benché omessa per
inavvertenza, pure non è da tacersi la scoperta fatta da chi ci diè cortesemente le notizie pittoriche
sopra accennate (Cignaroli), di una pittura a fresco dipinta da Giovanni Badile (...) nella chiesa di San
Giorgio, detta volgarmente San Pietro Martire, a cornu evangelii, si vede dipinta in aria molto graziosa
la Santissima Vergine, avente in braccio un altrettanto gentil fanciullino: sta ella assisa in un
tabernacolo all'antica, corteggiata da S.Antonio abate e S. Giovanni Battista e a lei dinanzi sta
inginocchiato nobile personaggio. (...) Ai piedi della Vergine è scritto Ioannes Baili, cognome scritto
col dialetto nostro".
Di questo affresco "restano tracce solo di quella parte superiore che tanto aveva colpito il Cignaroli,
una fantasiosa architettura a padiglione letteralmente sepolta sotto riccioli e fogliami". ( E.M.
Guzzo "Per Giovanni Badile e una rilettura di alcuni fatti della pittura gotico-internazionale a Verona"
in LA CAPPELLA GUANTIERI - BPV 1989)
Parete Sud - Seconda Campata
Madonna Dell'Umiltà Tra I Santi Leonardo E Antonio Abate
Attribuita a GIOVANNI BADILE (vedi PISANELLO I LUOGHI DEL GOTICO INTERNAZIONALE NEL
VENETO -Electa 1996)
Il soggetto (la Vergine seduta a terra e non sul trono) è particolarmente caro alla devozione
domenicana. Il santo sulla sinistra, con la catena spezzata, è San Leonardo, patrono dei carcerati; a
destra Antonio abate.
Giovanni Badile
Polittico dell'Aquila (Museo di Castelvecchio)
Prima di finire nel convento di S.Tommaso Cantauriense e di lì passare al Museo di Castelvecchio, il
polittico era, fino al 1803, nella nostra chiesa. Oltre alle testimonianze di Cignaroli e Dalla Rosa, ne
sono una prova lo stemma con l'aquila e la presenza dei Santi Pietro Martire e Giorgio.
" Sopra la porta maggiore internamente vi è una tavola divisa in sette partimenti orizzontali all'antica
ed in ciascun d'essi vi è un santo o santa di buona proporzione e di pastoso colorito. La Vergine poi
nel mezzo è graziosissima e nello scalino della nicchia v'è pure il nome di Giovanni Badile". (Saverio
Dalla Rosa, Catastico delle pitture).
Per completare il discorso sui riquadri votivi sono da aggiungere poche parole sull'affresco votivo di
Iacopo Beccucci, nel transetto sinistro di S.Anastasia, non solo per l'affinità con quelli di San
Giorgetto, ma anche perché, restaurato e strappato nel 1968, l'affresco fu esposto per diversi anni nella
chiesetta, prima di tornare al suo posto sopra l'arca sepolcrale di marmo rosso.
160 anni dopo i cavalieri di Cangrande II, altri cavalieri tedeschi lasciano i loro stemmi e la loro
immagine sulle pareti della chiesa e sono i committenti dell'ultima fase della decorazione pittorica di
San Giorgetto. (Vedi "La caccia all'unicorno")
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