La marea nera che da oltre due mesi sta devastando i preziosi ecosistemi del Golfo del Messico riporta in primo piano il drammatico problema degli incidenti con sversamento da idrocarburi dei nostri mari. Quella delle piattaforme di estrazione off shore è una nuova e inquietante problematica che si aggiunge al costante pericolo rappresentato dall’intenso traffico marittimo di petroliere.
Assistiamo a una nuova catastrofe a quasi vent’anni dall’affondamento della super petroliera Haven che provocò il versamento di decine di migliaia di tonnellate di idrocarburi nel mare ligure: sicuramente il più grave disastro ambientale del Mediterraneo. Da allora ci sono voluti altri incidenti, dalla Erika in Bretagna alla Prestige in Galizia, perché si prendesse in considerazione la possibilità di dotarsi di una normativa più adeguata all’intensificarsi dei traffici marittimi di prodotti petroliferi. In questa direzione sono stati fatti notevoli passi avanti, ma il rischio legato ai mari e alle coste rimane elevato, come hanno dimostrato i più recenti incidenti della portacontainer Napoli nel Canale della Manica e quelli dell’ultimo triennio in Crimea, in Corea del Sud, lungo le coste di San Francisco e in Malesia.
Eventi che hanno creato disastri ambientali in tutto il Mondo, ma è il Mar Mediterraneo a risultare una delle aree più a rischio di oil spill. Lungo le coste insistono, infatti, 584 città, 750 porti turistici e 286 commerciali. Sono oltre 2.000 i traghetti, 1.500 i cargo e 2.000 le imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna, che operano giornalmente nel Mediterraneo con un traffico annuo complessivo di circa 200.000 imbarcazioni di grandi dimensioni. In particolare, il traffico petrolifero nel Mediterraneo rappresenta circa il 20% del traffico marittimo mondiale di idrocarburi ed ammonta a oltre 360 milioni di tonnellate annue.
L’Italia, paese con il più alto numero di raffinerie (che lavorano un quarto del greggio di tutto il Mediterraneo) e con ben 14 importanti porti petroliferi, è la nazione maggiormente esposta a pericolo. In altre parole l’Italia, al centro del prezioso Mare Nostrum, è in questo senso una delle nazioni su cui più incombe il rischio di incidente ambientale connesso allo sversamento di petrolio. Un rischio concreto di incidente cui si aggiunge un inquinamento quotidiano da idrocarburi che imbratta le nostre coste e i nostri mari (scarico in mare di acque di zavorra, pulizia illecita delle cisterne in mare, ecc.).
Il dossier di Legambiente fornisca una mappa sulla situazione dell'estrazione e del traffico petrolifero in Italia e nel Mediterraneo.










