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ECOSISTEMA RISCHIO 2010

Ecosistema Rischio è l’indagine di Legambiente e del Dipartimento della Protezione Civile per realizzare una costante e aggiornata fotografia delle fragilità idrogeologiche del territorio italiano e per valutare le attività messe in opera dalle amministrazioni locali per la prevenzione e la mitigazione di tale rischio. Un’indagine accurata realizzata nell’ambito di Operazione Fiumi 2010, la campagna d’informazione per la prevenzione dei rischi legati al dissesto idrogeologico.


L’indagine, giunta quest’anno alla sua ottava edizione, analizza dati che continuano a rappresentare una delle fonti d’informazione più attendibili e aggiornate su questo tema. Al tempo stesso con Ecosistema rischio viene stilata una vera e propria classifica dello stato di sicurezza dei nostri comuni in merito al dissesto idrogeologico. Uno strumento prezioso di sensibilizzazione e di informazione e un'occasione per sollecitare interventi e soluzioni per inadempienze o lentezze, nonchè per valorizzare il buon lavoro svolto da molte amministrazioni comunali.

Con Ecosistema Rischio 2010 sono stati raccolti ed elaborati dati di carattere generale sul dissesto idrogeologico in Italia e sono state contemporaneamente monitorate nel dettaglio le attività dei comuni nel cui territorio si trovino aree a potenziale rischio idrogeologico più alto, come riportato nello studio pubblicato nel 2003 da Ministero dell’Ambiente e Unione delle Province Italiane.

Tali comuni sono stati presi in considerazione nell’ambito dell’indagine di Ecosistema Rischio 2010. Infatti, le nuove elaborazioni nazionali contenute nel report Il rischio idrogeologico in Italia, (2008) realizzato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, non prevedono un elenco completo delle amministrazioni comunali a rischio.

Ecosistema Rischio 2010 si è dunque concentrata sui 5.581 comuni in cui sono presenti aree a rischio elevato e molto elevato, secondo il report del 2003.

La scelta di concentrare una parte rilevante del monitoraggio sulle attività delle amministrazioni comunali deriva essenzialmente da due fattori: in primo luogo, i comuni hanno un ruolo determinante nelle scelte sulla pianificazione urbanistica del territorio e si possono ritenere, quindi, elemento strategico nella mitigazione del rischio idrogeologico; in secondo luogo, i sindaci sono, come stabilisce la legge, la prima autorità di protezione civile.

Le amministrazioni comunali possono intervenire per contrastare il rischio idrogeologico essenzialmente in due diversi settori:

  • nelle attività ordinarie legate alle gestione del territorio, quali la pianificazione urbanistica, gli interventi di delocalizzazione di abitazioni e di altri fabbricati dalle aree a rischio, l’adeguamento alle norme di salvaguardia dettate dalla pianificazione delle Autorità di bacino e la corretta manutenzione del territorio;
  • nella redazione dei piani di emergenza – che devono essere aggiornati e conosciuti dalla popolazione, perché sappia esattamente cosa fare e dove andare in caso di emergenza - nonché nell’organizzazione locale di protezione civile, al fine di garantire soccorsi tempestivi ed efficaci in caso di alluvione o frana.

Si tratta, ovviamente, di elementi ugualmente importanti: da un lato, infatti, è indispensabile operare, a lungo termine, per rendere il territorio più sicuro, non vulnerabile e non soggetto a fenomeni di dissesto idrogeologico, dall’altro è importante essere capaci di intervenire prontamente in situazioni di oggettiva emergenza, elemento fondamentale per soccorrere la popolazione e realizzare evacuazioni preventive in caso di pericolo. E’ evidente che l’organizzazione di un efficiente sistema di protezione civile non deve trasformarsi in un alibi per ritardare l’avvio di una corretta gestione del territorio.

L’indagine ha dunque voluto verificare l’effettiva realizzazione di tali interventi monitorando sia il livello attuale di rischio sia le attività svolte dai comuni per mitigarlo. Dalla rilevazione di tali parametri è stato assegnato ad ogni comune un voto (da 0 a 10) e una classe di merito conseguente. In altre parole, è stata realizzata una vera e propria classifica che tiene conto dell’azione dei comuni nella mitigazione del rischio idrogeologico.

Nella lettura dei dati è bene tenere presente che le informazioni riportate nel dossier derivano dalle risposte ad un questionario fornite dalle amministrazioni comunali stesse. Il questionario compilato, quindi, è un’autocertificazione degli organi e degli uffici comunali competenti in materia di rischio idrogeologico e pianificazione d’emergenza. I dati a cui facciamo riferimento non sono quindi una nostra interpretazione, ma una fotografia della situazione realizzata proprio dagli stessi comuni.

Tra le amministrazioni comunali considerate a più alto rischio idrogeologico dal Ministero dell’Ambiente e dall’UPI, sono 2.053 quelle che hanno risposto al questionario di Ecosistema rischio (il 37% dei comuni a rischio d’Italia). Di queste, i dati relativi a 260 amministrazioni sono stati trattati separatamente, perché i sindaci di questi comuni hanno dichiarato che non sono presenti strutture in aree a rischio nel territorio di loro competenza, il che giustifica parzialmente il non essersi attivati in azioni di prevenzione. Sono state invece mantenute quelle amministrazioni che, a seguito di interventi di consolidamento e delocalizzazione, non hanno più fabbricati in zone a rischio, e svolgono comunque un positivo lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico. Le tabelle riportate nel dossier si riferiscono, quindi, a 1.793 amministrazioni comunali italiane.

Leggi il dossier

 
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