ECOSISTEMA URBANO: VERONA CROLLA DALLA 32ª ALLA 75ª POSIZIONE


Comunicato stampa

 23ª edizione 

ECOSISTEMA URBANO

CITTA’ ITALIANE STATICHE

VERONA CROLLA DALLA 32ª ALLA 75ª POSIZIONE

IN VENETO PEGGIO SOLAMENTE VICENZA

 

Una diffusa staticità dove anche le migliori città raggiungono punteggi non particolarmente elevati. È questa la diagnosi dello stato di salute delle città italiane fotografate da Ecosistema Urbano 2016, il rapporto realizzato da Legambiente in collaborazione con l’istituto di ricerca Ambiente Italia e la collaborazione editoriale del Sole 24 ore, giunto alla sua XXIII edizione. Un sostanziale immobilismo che non si registra solo considerando i dati attuali con quelli dell’anno precedente, ma che si conferma anche valutando un periodo più lungo.

Nella graduatoria delle città migliori tra le prime dieci troviamo capoluoghi al di sotto degli 80mila abitanti (Macerata 1ª, Verbania 2ª, Mantova 3ª, Belluno 7ª, Oristano 8ª, Cuneo 9ª, Savona 10ª), tre centri di medie dimensioni (Trento 4ª, Bolzano 5ª e Parma 6ª) e nessuna grande città.

 

Verona, inclusa tra le grandi città (>200.000 ab.) crolla verso il fondo classifica alla 75ª posizione dietro a città come Firenze (67ª) e Milano (73ª), e seguita a poca distanza da Napoli, Bari, Roma e Torino. Non bastano più alla nostra città condizioni metereologiche favorevoli per migliorare la classifica generale, come era successo lo scorso anno. Quest’anno cede molte posizioni praticamente su tutti i cinque indicatori che hanno formato la classifica: aria, acque, rifiuti, mobilità, energia.

Per meglio comprendere l’andamento delle caratteristiche ecologiche, urbane ed ambientali della nostra città degli ultimi anni, abbiamo provato a fotografare la città considerando il periodo dei due mandati conquistati dallo stesso sindaco, considerato che il prossimo anno la città sarà chiamata alle urne. Un intervallo temporale di 9 anni (escludendo l’anno in corso) più che adeguato per realizzare cambiamenti significativi all’interno di una città.

Ebbene, guardando quello che è successo dal 2007 al 2015, si evidenzia che poco o nulla è cambiato dal recente passato. Dal grafico salta all’occhio la medesima posizione ottenuta nel primo anno di mandato equella del 2015, con una linea di tendenza (in tratteggio) rivolta verso il basso. Clamoroso soprattutto il crollo dell’ultimo anno dalla 32ª posizione alla 75ª.

 

La mobilità, componente che pesa complessivamente il 33% sulla valutazione complessiva, rimane il grande scoglio della nostra città, con un andamento piatto per tutti gli indici relativi. 61 le auto circolanti ogni cento abitanti, in linea con la media nazionale ma doppia rispetto a molte capitali europee. Al palo il trasporto pubblico, praticamente invariato in nove anni con 143 viaggi effettuati per ab/anno decisamente inferiore alla media tra le grandi città (211). La rinuncia al progetto di metrotranvia, già finanziata dal CIPE con 125 milioni di euro, come primo atto del mandato del sindaco, appare oggi ancor più grave come scelta sia per le negative vicende che hanno e stanno caratterizzando il sostitutivo progetto di filovia, sia per l’esempio che viene dalla vicina cittadina di Brescia, più piccola di Verona e che ha azzardato una linea sotterranea, oggi utilizzatissima e affollatissima e che ha tolto gran parte del traffico soprattutto in centro città.

Immutata l’estensione delle isole pedonali a 0,16 mq per abitante, quantità ben inferiore alla pur scadente media nazionale di 0,41 mq/ab e lontanissima dall’ottima prestazione di Venezia con 5 mq/ab.

Conseguenza di una mobilità perlopiù privata in auto è l’incidentalità stradale che a Verona ha subito nell’ultimo anno un aggravamento elevatissimo, passando da 1,95 vittime per incidente ogni centomila abitanti a 6,75, in controtendenza con quanto avviene sia in Italia che nello stesso Veneto. Gli incidenti nel Veneto, come riporta il Rapporto statistico della Regione Veneto del 2014, sono diminuiti del 47% dal 2001 al 2012 per effetto dell’attuazione della pianificazione europea e nazionale concernente in interventi infrastrutturali per la riduzione della congestione urbana e riprogettando il modello dei trasporti. Niente di tutto questo a Verona dove, al contrario e pur essendo una città storica tra le più importanti al mondo che fonda buona parte della propria economia urbana sulle molteplici forme di turismo, non riesce ad uscire da un inqualificabile modello che considera il pedone un ostacolo e un elemento che rallenta la circolazione, tanto da farne la principale vittima, insieme ai ciclisti, nell’incidentalità cittadina.

Gli indici dell’inquinamento atmosferico, che valgono il 23% del totale, continuano ad avere un andamento altalenante e contraddittorio. Infatti, se da una parte le PM10 migliorano e rimangono al di sotto del limite per la protezione della salute umana di 40 mg/mc, previsto dalla direttiva comunitaria, in controtendenza l’Ozono spicca il salto e passa da 21 giorni di superamento del limite per la protezione della salute umana nel 2014 a 82 nel 2015, performance tra le peggiori tra le città italiane davanti solamente a Genova, Vercelli, Bergamo e Brescia.

Uno dei pochi indici in cui si continua da anni ormai a notare un generale e costante lento miglioramento è quello della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti. Da qualche anno si conferma più o meno il 50%, risultato appena sopra la media nazionale del 45% ma ancora ben lontano dall’obiettivo di legge del 65% fissato per il 2012, raggiungibile esclusivamente con un cambiamento radicale dell’attuale sistema, passando ad una raccolta che abbandona completamente il cassonetto a favore di un porta a porta spinto anche in centro storico. È quanto hanno praticato recentemente, ad esempio Macerata (dal 43% al 74%), Mantova (dal 40% al 77%) o Parma (dal 48% al 72%

In leggera flessione la produzione pro-capite di rifiuti urbani, molto vicina alla media nazionale ma comunque molto lontana da obiettivi auspicabili per ridurre significativamente i dannosi impianti per il trattamento e le discariche. La produzione di rifiuti rappresenta una delle pressioni ambientali maggiori delle nostre città e non solo laddove sono scoppiate delle vere e proprie emergenze legate alla loro raccolta e smaltimento. Per questo motivo la riduzione della produzione dei rifiuti è un obiettivo importante presente in tutti i documenti e nelle politiche europee e nazionali.

Relativamente alla gestione del sistema idrico integrato va registrato un leggero costante calo dei consumi giornalieri a 162 lt/ab/giorno, di poco superiore alla media ma lontano dal risultato raggiunto da Ascoli Piceno (100 lt/ab/g).

Sempre più gravi le perdite in rete,   che hanno raggiunto il 35,8%. È la stima delle probabili dispersioni per l’acqua immessa in rete e non consumata per usi civili (domestici, servizi, usi pubblici e usi gratuiti), industriali ed agricoli Una situazione sempre più critica che, se pur in un panorama complessivo poco esaltante, pone Verona oltre metà classifica e poco sopra la media nazionale. L’assenza di investimenti impone al soggetto gestore un impegno politico ed economico per la soluzione e il controllo del più rilevante bene comune.

Analoga valutazione anche per quanto riguarda la depurazione, tendenzialmente negativa per tutto il periodo considerato con una perdita di efficienza degli impianti dell’8% in nove anni. Gli ultimi dati ISTAT relativi alla percentuale di popolazione servita da rete fognaria delle acque reflue urbane mostra una situazione in complessivo miglioramento in oltre la metà delle città italiane. Verona, in contro tendenza, si attesta in fondo alla classifica alla 93ª posizione.

 

CONCLUSIONI

Nove anni che Verona è governata dalla stessa compagine politica, con qualche avvicendamento, ma comunque guidata dallo stesso sindaco. Un intervallo temporale più che adeguato per realizzare cambiamenti significativi all’interno di una città. Che cosa è accaduto? Il quadro presentato da Ecosistema Urbano 2016 non lascia spazio a dubbi: ci si sposta ancora quasi esclusivamente con mezzi a motore privati, si respira un’aria con meno polveri perchè la si monitora in luoghi lontani dalle fonti di emissione ma si superano di oltre tre volte i limiti dell’ozono, piste ciclabili a singhiozzo, nessun passo avanti sulla gestione dei rifiuti, nessun investimento per ridurre le perdite d’acqua, pochissime risorse per il trasporto pubblico, poca attenzione alla depurazione delle acque, nessuna politica per la riduzione dei consumi idrici ed elettrici. E ancora nessuna attenzione ai cambiamenti climatici che impongono al 2020 la riduzione delle emissioni di CO₂ per una quota superiore al 20% rispetto a quanto emesso negli ultimi vent’anni, insignificanti investimenti per il verde pubblico derivati perlopiù da opere compensative e stessa sorte alla città fortificata, pur se riconosciuta Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

CLASSIFICA FINALE ECOSISTEMA URBANO –  XXIII edizione

 

Pos. Città Pos. Città Pos. Città
1 Macerata 76,48% 36 Piacenza 55,62% 71 Latina 48,04%
2 Verbania 76,38% 37 Aosta 55,50% 72 Campobasso 47,43%
3 Mantova 70,51% 38 Siena 55,03% 73 Milano 47,26%
4 Trento 69,65% 39 Padova 55,00% 74 Prato 46,48%
5 Bolzano 69,55% 40 Pesaro 54,95% 75 Verona 45,97%
6 Parma 67,76% 41 Sondrio 54,64% 76 Pistoia 45,70%
7 Belluno 67,69% 42 Avellino 54,56% 77 Varese 45,53%
8 Oristano 67,31% 43 Pavia 54,40% 78 Lucca 45,41%
9 Cuneo 66,82% 44 Reggio Emilia 54,36% 79 Reggio Calabria 45,20%
10 Savona 64,54% 45 Livorno 54,05% 80 Vicenza 44,38%
11 Pordenone 62,39% 46 Enna 53,96% 81 Modena 43,98%
12 Gorizia 62,00% 47 Forlì 53,86% 82 Napoli 43,56%
13 Ravenna 61,57% 48 Terni 53,03% 83 Brescia 43,11%
14 Lecco 61,37% 49 Asti 52,93% 84 Bari 43,09%
15 Ascoli Piceno 61,35% 50 Venezia 52,37% 85 Roma 42,74%
16 Foggia 60,65% 51 Salerno 51,52% 86 Como 42,05%
17 Perugia 60,59% 52 Cagliari 51,25% 87 Potenza 41,22%
18 Teramo 60,51% 53 Ragusa 51,19% 88 Lecce 41,08%
19 Isernia 60,15% 54 Rieti 51,08% 89 Massa 40,68%
20 Cremona 60,00% 55 Chieti 50,62% 90 Messina 40,02%
21 La Spezia 59,70% 56 Bologna 50,60% 91 Monza 39,46%
22 Brindisi 58,68% 57 Trapani 50,20% 92 Viterbo 39,37%
23 Treviso 58,43% 58 Novara 49,99% 93 Torino 39,33%
24 Pisa 58,38% 59 Grosseto 49,96% 94 Matera 39,30%
25 Benevento 57,55% 60 Rovigo 49,87% 95 Pescara 39,02%
26 Ancona 57,13% 61 Vercelli 49,86% 96 Catanzaro 37,53%
27 Ferrara 56,99% 62 Alessandria 49,69% 97 Catania 36,60%
28 Biella 56,92% 63 Crotone 49,64% 98 Agrigento 33,01%
29 Udine 56,90% 64 Trieste 49,09% 99 Taranto 32,92%
30 Bergamo 56,86% 65 Lodi 49,01% 100 Siracusa 31,34%
31 Sassari 56,58% 66 Imperia 48,95% 101 Caserta 31,16%
32 Rimini 56,48% 67 Firenze 48,77% 102 Palermo 30,86%
33 Cosenza 56,39% 68 Arezzo 48,68% 103 Frosinone 30,55%
34 Nuoro 56,10% 69 Caltanissetta 48,67% 104 Vibo Valentia 29,16%
35 L’Aquila 55,82% 70 Genova 48,52%  

Fonte: Legambiente, Ecosistema Urbano (Comuni, dati 2015) Elaborazione: Ambiente Italia

Verona, 14 novembre 2016

 

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