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Le trasformazioni ambientali e la resilienza Veronese ai cambiamenti climatici


Il quinto appuntamento del ciclo di incontri “Animare Paesaggio e Memoria” organizzato da Legambiente Verona in collaborazione con il CTG e grazie al finanziamento del Centro Servizio Volontari Veronese ha visto ospite l’architetto veronese Anna Braioni. La si potrebbe definire l’architetto dell’acqua, per lo studio e le attività di ricerca e professionali spese per l’Adige e non solo. Personalità di spicco nell’ambientalismo veronese e membro del direttivo del FAI Verona, dalla fine degli anni Settanta si occupa del fiume Adige e delle sue rive, del rapporto tra qualità delle acque e pianificazione ambientale e paesaggistica dei corridoi fluviali nel veronese, padovano e trentino.

Durante la conferenza si è parlato soprattutto delle scelte urbanistiche attuate dal comune di Verona nel corso del secolo scorso e della possibile resilienza del nostro territorio allo sconvolgimento dei cambiamenti climatici del terzo millennio. «La terziarizzazione e commercializzazione rampante che osserviamo oggi è frutto di una storia che arriva dall’Ottocento, dopo l’alluvione del 1882 quando cominciò a mostrarsi un rifiuto e una paura della città nei confronti del fiume» commenta l’architetto. Con l’Unità d’Italia, l’economia veronese perse il valore della militarizzazione della città e si cominciò quindi a guardare a una espansione urbana fatta di cementificazione e «progetti folli», come quella, negli anni Sessanta, di intubare l’Adige per migliorare il traffico della città grazie alla costruzione di una nuova strada. «L’espansione industriale ha modificato pesantemente il paesaggio delle nostre colline. Le Torricelle, che erano prati aridi, sono state rovinate piantando senza discrezione cipressi e pini domestici che poi quando si sono ammalati con la processionaria sono stati ritagliati».

Oggi, con i mercatini di Natale e l’ennesima svendita commerciale di Verona, arrivano nella nostra città migliaia di turisti ogni giorno, e si conta che nel centro urbano transitino giornalmente circa 400.000 persone, con solo 200.000 ad essere residenti. Anna Braioni resta però positiva, come sua natura, a riguardo della possibilità di tornare «indietro» e puntare sui valori culturali e storici della città di Verona, anziché sulla commercializzazione. «Non è solo lo spazio fisico a designare un territorio, ma è in primis la sua comunità», commenta l’architetto. «I veronesi sono molto attenti e affezionati ai luoghi più caratteristici della loro città: quando si parlò di espandere il centro abitato alle colline veronesi, togliendo spazio al verde del territorio il progetto fu bloccato. Quando poi è stata ventilata l’ipotesi di costruire un mega casinò a Castel San Pietro e chiudere il piazzale, c’è stato una movimentazione generale che ha fatto saltare ogni trattativa. La resilienza di Verona sono i veronesi stessi, la comunità».

Quando ci si renderà conto che Verona può essere una città della cultura, sia per i veronesi che per i turisti, si potranno trovare strade alternative alla terziarizzazione estrema e ai centri commerciali. Per questo Anna Braioni conclude la serata con un buon auspicio: «Verona, come comunità, può e deve lottare affinché la città diventi capitale della cultura nel 2021».

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