Parco delle Mura e dei Forti
News

RAPPORTO DEL NOE SU MITENI E PFAS

RAPPORTO DEL NOE SU MITENI E PFAS

COMUNICATO STAMPA

RAPPORTO DEL NOE SU MITENI E PFAS
ORA LA REGIONE SI MUOVA

Il rapporto del Nucleo Ecologico dei Carabinieri sul quadro ambientale relativo all’inquinamento da PFAS del sito industriale dove insiste l’impianto della Miteni a Trissino e di tutte le aree che si approvvigionano di acqua potabile o irrigua a valle dello stesso impianto, non lascia più alcun dubbio. Il comportamento gravemente e dolosamente omissivo tenuto dall’azienda negli anni non può essere giustificato in alcun modo, così come ora non possono essere più accampati alibi istituzionali nell’agire nei confronti di chi consapevolmente ha messo a rischio la salute dei cittadini delle zone contaminate.
Altrettanto grave appare la mancata attivazione degli organi di tutela e prevenzione istituzionali. Non è accettabile che per oltre 30 anni chi doveva vigilare e intervenire per tutelare la salute delle popolazioni coinvolte non subodorasse alcunché, vista l’attività altamente rischiosa svolta prima dalla Rimar (Centro Ricerche Marzotto) e poi dai primi anni 90’ dalla subentrata Miteni spa.
Ora non ci sono più scuse: lasciando nelle mani della Procura della Repubblica le indagini e gli approfondimenti delittuosi del principale indagato e di altri eventuali soggetti, gli enti competenti, Regione in primis, si attivino immediatamente per portare e garantire nel più breve tempo possibile acqua pulita nelle case e nelle scuole coinvolte, anche utilizzando provvisoriamente botti e/o cisterne. Contemporaneamente si attivino tutte le misure necessarie per bloccare le fonti di inquinamento anche sostenendo una moratoria produttiva nell’impianto Miteni, maggiore responsabile degli sversamenti, e vengano rimossi dai loro incarichi tutti coloro che si sono resi responsabili delle omissioni relative alla vigilanza e quindi alla prevenzione del disastro ambientale. La politica abbia finalmente il coraggio di fare quello che da tempo andava fatto: chi inquina deve pagare.  Per questo si spingano sino alla richiesta del sequestro preventivo dei beni per evitare la probabile fuga dalle responsabilità del risarcimento del danno e della bonifica dei siti e della falda inquinata.
Al contempo la Regioni, per poter recuperare le risorse necessarie per gli interventi necessari per la sostituzione del bacino di alimentazione delle acque e per l’avvio della bonifica dei siti inquinati, si impegni finanziariamente a far redigere il progetto definitivo e esecutivo per fornire acqua pulita ai rubinetti, anche dichiarando l’interesse pubblico delle opere, unica strada per poter accedere al contributo statale previsto nel Piano Operativo Ambientale finanziato con delibera del CIPE lo scorso dicembre; per la bonifica dei i siti contaminati da PFAS, la Regione proponga, alla stregua della Terra dei Fuochi, dell’Ilva di Taranto o del Porto di Marghera, l’inserimento nei SIN, Siti di Interesse Strategico Nazionale per le bonifiche, l’intera area coinvolta dal micidiale inquinamento che, come sta emergendo, sta mostrando le gravi conseguenze in termini di incidenze di malattie, ricoveri e comunque con quantità di molecole velenose nel sangue delle popolazioni insediate pari o superiori a quanto previsto nei limiti per litro delle acque potabili.

Legambiente Verona
Legambiente Cologna Veneta

 

Verona, 17 giugno 2017

0 Comments

Leave A Reply

You must be logged in to post a comment.

jordans for sale air jordan for sale cheap jordan shoes