TRASPORTI. Cresce la protesta dei viaggiatori. Da domani chiudono le biglietterie di 10 stazioni venete tra cui Legnago
Treni costosi e sempre più rari
I pendolari sul piede di guerra
Manuela Trevisani
Michele: «Niente regionali dopo le 9. E prendere l´Eurostar tutti i giorni è costoso» Angela: «Così si aumenta il traffico stradale». I sindacati: «Cinquanta posti a rischio»
«Per la Tav miliardi di euro, per i treni regionali neanche una lira». È chiara e inequivocabile la scritta rossa in bella vista sul muro delle scale che portano ai binari della stazione di Verona Porta Nuova. Un messaggio lasciato, probabilmente, da qualche passeggero esasperato dai continui rincari del prezzo del biglietto e dagli altrettanto continui tagli al servizio da parte di Trenitalia.
Il 2011 che si sta concludendo è stato un anno nero per le ferrovie: solo in Veneto sono stati soppressi 27 convogli regionali in luglio (nel triangolo Verona-Legnago-Rovigo) e altri 8 in dicembre, cioè circa il 19 per cento del totale.
Il malumore dei pendolari è unanime. «Dopo le 9 non ci sono più regionali di mattina, solo Eurostar: se lo si prende tutti i giorni, diventa oneroso», spiega Michele, giovane di Rovereto che studia a Padova. E questa è la principale lamentela sollevata da tutti i viaggiatori, anche perché il costo degli abbonamenti, secondo il rapporto Pendolaria di legambiente, è aumentato del 15 per cento. Claudia Tavella lavora a Milano e definisce la situazione «un disastro»: «Il biglietto di un Eurostar costa il doppio e si guadagnano solo 15 minuti. Presto mi converrà andare in auto: il treno sta diventando un mezzo per ricchi». Caterina D., universitaria, è alquanto arrabbiata. «Sulla tratta Verona-Milano i regionali sono pochi, mentre va meglio sulla linea verso Padova, anche se ai pendolari riservano i convogli post bellici».
Alice D., di Castel D´Azzano, snocciola cifre per chiarire il concetto: «Io oggi devo andare a Venezia: il biglietto per l´Eurostar mi sarebbe costato 20 euro, solo per il viaggio di andata. Non avendo urgenze, ho scelto di aspettare il regionale e pago 14,60 euro andata e ritorno». Angela Miale, di Sommacampagna, ne fa anche una questione di eco-sostenibilità : «Tagliare i treni per i pendolari significa aumentare il traffico sulle strade, quando invece bisognerebbe potenziare le infrastrutture delle ferrovie». Cosa che non sta avvenendo: dal primo gennaio, anzi, chiuderanno le biglietterie di dieci stazioni venete, tra cui Legnago, paese di 25mila abitanti, e Nogara.
Ma l´annus horribilis di Trenitalia non riguarda solo i pendolari. «Abbiamo stimato che i tagli al servizio porteranno una cinquantina di esuberi tra i ferrovieri veronesi: 13 legati al trasporto regionale e 37 al trasporto passeggeri della lunga percorrenza», spiega il segretario regionale di Fit Cisl Claudio Capozucca. «In Veneto si privilegia l´asse Padova-Treviso-Mestre: Verona, nonostante sia in una posizione geografica strategica, è considerata estrema periferia».
Proprio per questo, l´impianto di produzione del trasporto regionale, cioè l´ufficio di distribuzione che gestisce il personale addetto ai treni, è stato trasferito a Mestre. «Con le nuove tecnologie si può fare: è stato attivato un numero da contattare, ma spesso non risponde nessuno e, in caso di problemi, i capitreno non sanno a chi rivolgersi», spiega Tiziano Dal Bianco, responsabile dei ferrovieri per la Filt Cgil provinciale. «Un altro segnale chiaro della perdita di importanza di Verona viene dalle Officine Grandi riparazioni di Porta Vescovo, dove si è passati dai 1.200 addetti del ´79 ai 250 attuali: non vengono fatte scelte e l´impianto sta pian piano morendo».













