Mercoledì 03 Febbraio 2010 L'Arena
VILLAFRANCA. Il segretario dei Verdi, Magagna, lancia l’allarme e si chiede come mai sia stata data la concessioneProteste e una denuncia in procura per l’impianto di scarti dell’edilizia
Sta sorgendo nell’area vicino all’aeroporto Il titolare: «È in regola» Bertucco: «Più controlli»
Un nuovo impianto per inertizzazione di materiali edili e di risulta sta sorgendo nei pressi di Caluri. Nella popolazione sta emergendo il fondato timore per le conseguenze sulla salute e sull’impatto ambientale. L’impianto, autorizzato dalla Provincia, posto a 400 metri dalla zona aeroportuale e a 200 dalle abitazioni, è in fase di preparazione su 35 mila metri quadrati (13 campi veronesi) di terreni a colture pregiate dove, finora, è già avvenuta l’escavazione per una profondità di circa un metro e mezzo. L’impresa Meneghini di Verona, concessionaria della licenza, sta ora realizzando la palazzina uffici all’ingresso sud dell’impianto.
«Non so spiegarmi», attacca Claudio Magagna, segretario provinciale dei Verdi, «le ragioni per le quali la Provincia ha rilasciato la concessione. Il Comune di Villafranca ha superato il tre per cento previsto dalla legge per l’escavazione e, dopo Valeggio, è quello a livello regionale più penalizzato. Adesso, la terza vittima sul nostro territorio, dopo Quaderni e Dossobuono-Alpo, è ancora una volta Caluri. L’amministrazione civica deve cambiare strategia ricorrendo al Tar, al consiglio di Stato e mettere in atto tutte le azioni di contrasto che la situazione richiede». Ma c’è di più. Oltre la deturpazione del territorio, Magagna sottolinea il mancato rispetto dei vincoli aeroportuali. «Vengono aggiunti problemi sulla sicurezza dei voli», e prende lo spunto dalla caduta dell’Antonov. «Un aereo in fase di decollo potrebbe precipitare, a est della pista di volo, proprio nell’impianto di inertizzazione che si vuol realizzare: i soccorsi non sarebbero certo immediati e facilitati come accadde dieci anni fa».
«Per noi, tutto è regolare», assicura invece Sergio Meneghini della ditta concessionaria. «Abbiamo osservato le prescrizioni imposte dalla Provincia anche per non recare disagio ai vicini e nel rispetto della gente. È un’opera di pubblica utilità per la quale anche il Comune si è espresso a favore. Pure il vincolo aeroportuale è stato rispettato e quindi non stiamo facendo nulla di male». Precise contestazioni vengono però avanzate in ordine a servitù di passo. «Nel progetto presentato dalla ditta», accusa Andrea Comparin, «è stato volutamente omessa una strada campestre esistente proprio nel bel mezzo dei terreni interessati sulla quale hanno diritto di passo tre coltivatori proprietari di fondi adiacenti e non sono stati indicati l’esistenza e i passaggi dei canali irrigui. Elementi molti importanti che se fossero stati evidenziati avrebbero sicuramente determinato una diversa decisione da parte della Provincia».
Il problema è stato anche sollevato con un esposto in procura dalla Confagricoltura. «Risulta», informa Imerio Comparin, «essersi occupato anche il Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri». Mentre è dato per certo un ricorso al Tar contro la procedura amministrativa. «Per un’azienda che in seguito alle verifiche dell’Arpav aveva lavorato sprovvista di autorizzazione», chiarisce Michele Bertucco di Legambiente, «dovevano esserci maggiori controlli».
«Non so spiegarmi», attacca Claudio Magagna, segretario provinciale dei Verdi, «le ragioni per le quali la Provincia ha rilasciato la concessione. Il Comune di Villafranca ha superato il tre per cento previsto dalla legge per l’escavazione e, dopo Valeggio, è quello a livello regionale più penalizzato. Adesso, la terza vittima sul nostro territorio, dopo Quaderni e Dossobuono-Alpo, è ancora una volta Caluri. L’amministrazione civica deve cambiare strategia ricorrendo al Tar, al consiglio di Stato e mettere in atto tutte le azioni di contrasto che la situazione richiede». Ma c’è di più. Oltre la deturpazione del territorio, Magagna sottolinea il mancato rispetto dei vincoli aeroportuali. «Vengono aggiunti problemi sulla sicurezza dei voli», e prende lo spunto dalla caduta dell’Antonov. «Un aereo in fase di decollo potrebbe precipitare, a est della pista di volo, proprio nell’impianto di inertizzazione che si vuol realizzare: i soccorsi non sarebbero certo immediati e facilitati come accadde dieci anni fa».
«Per noi, tutto è regolare», assicura invece Sergio Meneghini della ditta concessionaria. «Abbiamo osservato le prescrizioni imposte dalla Provincia anche per non recare disagio ai vicini e nel rispetto della gente. È un’opera di pubblica utilità per la quale anche il Comune si è espresso a favore. Pure il vincolo aeroportuale è stato rispettato e quindi non stiamo facendo nulla di male». Precise contestazioni vengono però avanzate in ordine a servitù di passo. «Nel progetto presentato dalla ditta», accusa Andrea Comparin, «è stato volutamente omessa una strada campestre esistente proprio nel bel mezzo dei terreni interessati sulla quale hanno diritto di passo tre coltivatori proprietari di fondi adiacenti e non sono stati indicati l’esistenza e i passaggi dei canali irrigui. Elementi molti importanti che se fossero stati evidenziati avrebbero sicuramente determinato una diversa decisione da parte della Provincia».
Il problema è stato anche sollevato con un esposto in procura dalla Confagricoltura. «Risulta», informa Imerio Comparin, «essersi occupato anche il Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri». Mentre è dato per certo un ricorso al Tar contro la procedura amministrativa. «Per un’azienda che in seguito alle verifiche dell’Arpav aveva lavorato sprovvista di autorizzazione», chiarisce Michele Bertucco di Legambiente, «dovevano esserci maggiori controlli».








