Mercoledì 10 Marzo 2010 L'Arena
LAVAGNO. Il decreto sul federalismo prevede l’individuazione dei beni statali che possono essere passati ai ComuniForte di San Briccio, lo Stato apre la strada all’acquisizione
Ridolfi: «Va recuperato questo spazio che è patrimonio del paese e che deve poter essere utilizzato da comunità e associazioni»
Sembra essere ormai vicino il momento in cui il forte di San Briccio potrà divenire patrimonio della comunità di Lavagno. Il decreto sul federalismo fiscale del 28 dicembre scorso stabilisce infatti che entro 180 giorni siano «individuati i beni statali che, su richiesta dell'ente territoriale interessato, possono essere attribuiti a titolo non oneroso a Comuni, Province, città metropolitane e Regioni». Lo stesso decreto impone che la domanda da parte degli enti interessati venga inoltrata entro 30 giorni dalla pubblicazione della lista. Poi il Demanio ha a disposizione altri 30 giorni per definire il passaggio. Non resta, dunque, che scoprire se il forte di San Briccio figurerà in quell'elenco oppure no.
«Recuperare un pezzo di storia dall'incuria e metterlo a disposizione della popolazione», sottolineano il sindaco Simone Albi e l'assessore al bilancio Stefano Ridolfi, «è l'obiettivo che la nostra amministrazione si è posta per il forte di San Briccio. Ora la realizzazione di questo progetto appare più vicina».
Il manufatto, sorto sul colle di San Briccio proprio là dove si trovava l'antica chiesa parrocchiale, è una delle fortificazioni militari che (assieme alla propria batteria in località Monticelli di Vago, al forte Santa Viola di Azzago, di Monte Castelletto a Cancello di Monte Tesoro a San Michele Extra, con forte Masua a Breonio, e San Marco a Rivoli) doveva proteggere il territorio veronese da eventuali attacchi austriaci dopo l’annessione del Veneto al Regno d'Italia (1866). I lavori per l'edificazione del forte iniziarono nel maggio del 1883. Gli scavi riportarono alla luce importantissimi reperti archeologici risalenti anche alla preistoria. La nuova costruzione militare fu collaudata il 1° agosto 1888.
Secondo i piani dell'esercito, il forte (superficie complessiva del terreno 74mila metri quadri, di cui 5.390 coperti, per una cubatura totale di 100mila metri cubi) con le sue 150 stanze doveva ospitare una guarnigione di 290 soldati e controllare gli accessi orientali di Verona. Nuove armi e nuovi sistemi di difesa lo resero ben presto inadeguato allo scopo e fu trasformato in deposito di munizioni. Nel 1945 venne occupato dalle truppe tedesche che lo volevano far saltare in aria. I partigiani riuscirono a evitarne la distruzione con un'azione che coinvolse la popolazione di San Briccio.
A guerra conclusa, il forte ritornò all'esercito italiano che lo utilizzò come deposito munizioni fino al 1978. Ci furono circa vent'anni di abbandono e di degrado fino a quando, dal 1981, il Centro culturale di Lavagno scelse la fortificazione abbandonata per ospitarvi un museo della cultura contadina e una serie di attività culturali. Ma dovette desistere quando le venne chiesto di pagare l'affitto per l'utilizzo di quel bene. Il colpo di grazia alle attività venne dato quando il forte fu dichiarato non in regola per la sicurezza, non agibile. Ora, però, le speranze per un ritorno alla comunità di Lavagno sembrano essere più fondate.
«È nostra intenzione», spiega l'assessore Ridolfi, «recuperare e valorizzare questo spazio. Se il forte comparirà nell'elenco che verrà pubblicato a fine giugno, faremo la domanda formale entro 30 giorni».
L'assessore mette anche in conto che il forte non compaia nella lista. «È pronto un secondo piano che prevede di chiedere in concessione il forte, pagando un canone al Demanio e presentando un adeguato piano di valorizzazione».
In entrambe le ipotesi, a passaggio avvenuto, inizierà la fase di recupero. Il primo intervento prevede il disboscamento con la collaborazione di Legambiente. Seguirà il recupero architettonico, con la messa a norma della struttura.
«Recuperare un pezzo di storia dall'incuria e metterlo a disposizione della popolazione», sottolineano il sindaco Simone Albi e l'assessore al bilancio Stefano Ridolfi, «è l'obiettivo che la nostra amministrazione si è posta per il forte di San Briccio. Ora la realizzazione di questo progetto appare più vicina».
Il manufatto, sorto sul colle di San Briccio proprio là dove si trovava l'antica chiesa parrocchiale, è una delle fortificazioni militari che (assieme alla propria batteria in località Monticelli di Vago, al forte Santa Viola di Azzago, di Monte Castelletto a Cancello di Monte Tesoro a San Michele Extra, con forte Masua a Breonio, e San Marco a Rivoli) doveva proteggere il territorio veronese da eventuali attacchi austriaci dopo l’annessione del Veneto al Regno d'Italia (1866). I lavori per l'edificazione del forte iniziarono nel maggio del 1883. Gli scavi riportarono alla luce importantissimi reperti archeologici risalenti anche alla preistoria. La nuova costruzione militare fu collaudata il 1° agosto 1888.
Secondo i piani dell'esercito, il forte (superficie complessiva del terreno 74mila metri quadri, di cui 5.390 coperti, per una cubatura totale di 100mila metri cubi) con le sue 150 stanze doveva ospitare una guarnigione di 290 soldati e controllare gli accessi orientali di Verona. Nuove armi e nuovi sistemi di difesa lo resero ben presto inadeguato allo scopo e fu trasformato in deposito di munizioni. Nel 1945 venne occupato dalle truppe tedesche che lo volevano far saltare in aria. I partigiani riuscirono a evitarne la distruzione con un'azione che coinvolse la popolazione di San Briccio.
A guerra conclusa, il forte ritornò all'esercito italiano che lo utilizzò come deposito munizioni fino al 1978. Ci furono circa vent'anni di abbandono e di degrado fino a quando, dal 1981, il Centro culturale di Lavagno scelse la fortificazione abbandonata per ospitarvi un museo della cultura contadina e una serie di attività culturali. Ma dovette desistere quando le venne chiesto di pagare l'affitto per l'utilizzo di quel bene. Il colpo di grazia alle attività venne dato quando il forte fu dichiarato non in regola per la sicurezza, non agibile. Ora, però, le speranze per un ritorno alla comunità di Lavagno sembrano essere più fondate.
«È nostra intenzione», spiega l'assessore Ridolfi, «recuperare e valorizzare questo spazio. Se il forte comparirà nell'elenco che verrà pubblicato a fine giugno, faremo la domanda formale entro 30 giorni».
L'assessore mette anche in conto che il forte non compaia nella lista. «È pronto un secondo piano che prevede di chiedere in concessione il forte, pagando un canone al Demanio e presentando un adeguato piano di valorizzazione».
In entrambe le ipotesi, a passaggio avvenuto, inizierà la fase di recupero. Il primo intervento prevede il disboscamento con la collaborazione di Legambiente. Seguirà il recupero architettonico, con la messa a norma della struttura.








