Domenica 14 Marzo 2010 L'Arena
PERICOLI E INCOGNITE. I commenti di Bertucco di Legambiente e Piccioni della Coldiretti«Bene solo le piccole strutture senza rischi per la salute»
Nuovi insediamenti nascono soprattutto nelle aree con una bassa densità demografica
«La Regione Veneto non ha un piano energetico generale su cui valutare se effettivamente serva questo tipo di impianti». A dirlo è Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente che aggiunge: «Manca una pianificazione vera, che dia modo di ragionare sui bisogni e che non trasformi il sorgere di queste centrali in occasioni di business per i privati». I territori dove gli imprenditori in questi anni stanno cercando di far sorgere centrali a biomassa con il benestare delle amministrazioni comunali, che solitamente ricevono in cambio un corrispettivo economico, sono la Bassa padovana e la Bassa veronese. «I motivi per cui vengono scelte queste aree», continua Bertucco, «sono due in particolare: la minore densità abitativa presente rispetto ad altri territori che consente con meno difficoltà di ottenere i pareri tecnici favorevoli rispetto ad aree densamente abitate e la ricerca di un legame con la produzione agricola del territorio i cui scarti possono essere adatti ad essere bruciati. La tecnologia degli impianti a biomassa è interessante se sviluppata per piccole aziende agricole che riutilizzano i propri scarti per la produzione di energia e non per realizzare grandi impianti industriali come si sta cercando di fare. I rischi maggiori per la salute è legato alle emissioni di polveri nell’aria».
«Il mondo agricolo deve saper cogliere la grande opportunità che gli viene data dalla creazione di fonti d’energia alternativa e quindi anche dalle centrali a biomassa». Lo sostiene Pietro Piccione, direttore provinciale della Coldiretti di Verona. «I nostri associati stanno dimostrando un certo interesse verso questo tipo di produzione e questo anche grazie ai viaggi studio organizzati dalla Coldiretti in impianti già funzionanti per far capire ai coltivatori come poter sviluppare la loro azienda», spiega Piccione. Un fenomeno di riconversione delle coltivazioni quindi ancora non c’è ma gli agricoltori stanno valutando con attenzione se utilizzare una parte del proprio terreno per creare coltivazioni dedicate esclusivamente alle centrali a biomassa. Tutto questo ad una condizione tiene a ribadire Piccione. «Gli impianti devono essere di piccole o medie dimensioni energetiche, un paio di megawatt».
«Il mondo agricolo deve saper cogliere la grande opportunità che gli viene data dalla creazione di fonti d’energia alternativa e quindi anche dalle centrali a biomassa». Lo sostiene Pietro Piccione, direttore provinciale della Coldiretti di Verona. «I nostri associati stanno dimostrando un certo interesse verso questo tipo di produzione e questo anche grazie ai viaggi studio organizzati dalla Coldiretti in impianti già funzionanti per far capire ai coltivatori come poter sviluppare la loro azienda», spiega Piccione. Un fenomeno di riconversione delle coltivazioni quindi ancora non c’è ma gli agricoltori stanno valutando con attenzione se utilizzare una parte del proprio terreno per creare coltivazioni dedicate esclusivamente alle centrali a biomassa. Tutto questo ad una condizione tiene a ribadire Piccione. «Gli impianti devono essere di piccole o medie dimensioni energetiche, un paio di megawatt».












