Martedì 23 Marzo 2010 L'Arena
LA GIORNATA MONDIALE. Abbiamo la fortuna di vivere in una regione tra le più ricche d’Italia di risorse idriche pregiateL’acqua veneta tra le migliori
Le analisi condotte dall’Arpav danno risultati confortanti Anche per le minerali situazione positiva. Cresce San Benedetto
PADOVA
L’acqua potabile del Veneto «ha una qualità molto buona»: emerge dalle analisi effettuate dall’Arpav che le ha rese note ieri in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua.
Ogni anno sono prelevati dalle Ulss e analizzati da Arpav 8000 campioni di acque potabili in 3700 stazioni di monitoraggio: su questi campioni sono realizzate oltre 180mila analisi in base a 250 parametri di tipo chimico e microbiologico. In Veneto, le verifiche sono risultate positive in percentuali intorno al 99,5% dei casi.
«Il Veneto è tra le regioni italiane più ricche di risorse idriche pregiate - affermano all’Arpav - basti pensare all’enorme riserva delle falde dell’alta pianura e ai grandi fiumi che l’attraversano, perciò l’acqua potabile è assicurata». Le potabili sono prelevate per il 90% da falde sotterranee dell’alta e media pianura, e per il 10% da acque superficiali. Su 12mila analisi effettuate dalla rete di monitoraggio costituita da 270 punti in tutti i corsi d’acqua del Veneto, inoltre, è emerso che il 70% presenta uno stato da buono a elevato: migliori i bacini montani, le criticità «storiche» riguardano il Gorzone e le foci dei principali fiumi.
«Le pressioni inquinanti sono dovute agli scarichi, ai rilasci da terreni agricoli e alle superfici impermeabili urbane, per questo - ha detto il direttore generale Andrea Drago - le attività di prevenzione e controllo hanno un ruolo essenziale per la tutela della salute della popolazione».
Se consideriamo il settore delle acque minerali - un vero e proprio far-west italiano secondo Legambiente - il Veneto risulta con il Lazio la regione migliore d’Italia, promossa dagli stessi ambientalisti che invece bocciano Liguria, Calabria, Molise, Emilia Romagna, Sardegna, Puglia e Alto Adige. In Italia, nel 2008, rileva il dossier sui canoni di concessione, sono stati imbottigliati 12,5 miliardi di litri di acqua, per un consumo pro capite di 194 litri, più del doppio della media europea e americana che si aggirano sugli 80 litri.
In assenza di una legge nazionale che definisca gli importi dei canoni di concessione per l'imbottigliamento delle acque minerali, ciascuna Regione decide in autonomia. «È ancora un obiettivo lontano - sottolinea il dossier Legambiente - l'adeguamento delle leggi regionali alle linee guida nazionali approvate nel 2006 e che prevedono tre tariffe: da 1 a 2,5 euro per metro cubo o frazione di acqua imbottigliata; da 0,5 a 2 euro per metro cubo o frazione di acqua utilizzata o emunta; almeno 30 euro per ettaro o frazione di superficie concessa».
Veneto e Lazio hanno previsto i canoni più alti: 3 euro a metro cubo di acqua e fino a 587 euro per ettaro nella prima e 2 euro per metro cubo imbottigliato e fino a 120 euro per ettaro nella seconda.
Le Regioni incassano dalle aziende cifre irrisorie e insufficienti a ricoprire anche solo le spese sostenute per la gestione amministrativa delle concessioni o per i controlli, senza considerare quanto viene speso dagli enti locali per smaltire in discarica o in un inceneritore il 65% delle bottiglie in plastica che sfuggono al riciclaggio».
Notevole l'impatto ambientale delle acque in bottiglia.
L'imbottigliamento di 12,5 miliardi di litri comporta l'uso di 365mila tonnellate di Pet, un consumo di 693mila tonnellate di petrolio e l'emissione di 950mila tonnellate di CO2 equivalente in atmosfera. Per il trasporto, solo il 18% delle bottiglie di acqua minerale viaggia su ferro, mentre il resto è affidato ai grandi Tir che viaggiano per centinaia di chilometri lungo le autostrade d'Italia consumando combustibili fossili (gasolio) ed emettendo grandi quantità di inquinanti in atmosfera (da quelli globali come la CO2 a quelli locali come il PM10).
Nel Veneto ha il suo centro il gruppo San Benedetto guardano all’Est Europa della famiglia Zoppas che proprio ieri ha perfezionato l’acquisizione totale della polacca Polska Woda e dell’ungherese Magyarviz Kft detenuto dalla Danone.
Con un fatturato consolidato di gruppo di 875 milioni di euro nel 2009 (+4,2% rispetto al 2008), ricavi in Italia per 524 milioni di euro (+2,7% rispetto al 2008) e circa 2.300 dipendenti, il Gruppo San Benedetto è presente in oltre 80 paesi con una capacità produttiva, solo in Italia, di 14 milioni di pezzi al giorno. Il gruppo, inoltre, può contare nel nostro paese su cinque stabilimenti - Scorzè (Venezia), Paese (Treviso), Popoli (Pescara), Donato (Biella), Nepi (Viterbo) - a cui si aggiungono, contando le acquisizioni recenti, due impianti di proprietà in Spagna, uno in Polonia, uno in Ungheria e sei in joint venture (4 in Francia, uno in Messico e uno nella Repubblica Dominicana).
L’acqua potabile del Veneto «ha una qualità molto buona»: emerge dalle analisi effettuate dall’Arpav che le ha rese note ieri in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua.
Ogni anno sono prelevati dalle Ulss e analizzati da Arpav 8000 campioni di acque potabili in 3700 stazioni di monitoraggio: su questi campioni sono realizzate oltre 180mila analisi in base a 250 parametri di tipo chimico e microbiologico. In Veneto, le verifiche sono risultate positive in percentuali intorno al 99,5% dei casi.
«Il Veneto è tra le regioni italiane più ricche di risorse idriche pregiate - affermano all’Arpav - basti pensare all’enorme riserva delle falde dell’alta pianura e ai grandi fiumi che l’attraversano, perciò l’acqua potabile è assicurata». Le potabili sono prelevate per il 90% da falde sotterranee dell’alta e media pianura, e per il 10% da acque superficiali. Su 12mila analisi effettuate dalla rete di monitoraggio costituita da 270 punti in tutti i corsi d’acqua del Veneto, inoltre, è emerso che il 70% presenta uno stato da buono a elevato: migliori i bacini montani, le criticità «storiche» riguardano il Gorzone e le foci dei principali fiumi.
«Le pressioni inquinanti sono dovute agli scarichi, ai rilasci da terreni agricoli e alle superfici impermeabili urbane, per questo - ha detto il direttore generale Andrea Drago - le attività di prevenzione e controllo hanno un ruolo essenziale per la tutela della salute della popolazione».
Se consideriamo il settore delle acque minerali - un vero e proprio far-west italiano secondo Legambiente - il Veneto risulta con il Lazio la regione migliore d’Italia, promossa dagli stessi ambientalisti che invece bocciano Liguria, Calabria, Molise, Emilia Romagna, Sardegna, Puglia e Alto Adige. In Italia, nel 2008, rileva il dossier sui canoni di concessione, sono stati imbottigliati 12,5 miliardi di litri di acqua, per un consumo pro capite di 194 litri, più del doppio della media europea e americana che si aggirano sugli 80 litri.
In assenza di una legge nazionale che definisca gli importi dei canoni di concessione per l'imbottigliamento delle acque minerali, ciascuna Regione decide in autonomia. «È ancora un obiettivo lontano - sottolinea il dossier Legambiente - l'adeguamento delle leggi regionali alle linee guida nazionali approvate nel 2006 e che prevedono tre tariffe: da 1 a 2,5 euro per metro cubo o frazione di acqua imbottigliata; da 0,5 a 2 euro per metro cubo o frazione di acqua utilizzata o emunta; almeno 30 euro per ettaro o frazione di superficie concessa».
Veneto e Lazio hanno previsto i canoni più alti: 3 euro a metro cubo di acqua e fino a 587 euro per ettaro nella prima e 2 euro per metro cubo imbottigliato e fino a 120 euro per ettaro nella seconda.
Le Regioni incassano dalle aziende cifre irrisorie e insufficienti a ricoprire anche solo le spese sostenute per la gestione amministrativa delle concessioni o per i controlli, senza considerare quanto viene speso dagli enti locali per smaltire in discarica o in un inceneritore il 65% delle bottiglie in plastica che sfuggono al riciclaggio».
Notevole l'impatto ambientale delle acque in bottiglia.
L'imbottigliamento di 12,5 miliardi di litri comporta l'uso di 365mila tonnellate di Pet, un consumo di 693mila tonnellate di petrolio e l'emissione di 950mila tonnellate di CO2 equivalente in atmosfera. Per il trasporto, solo il 18% delle bottiglie di acqua minerale viaggia su ferro, mentre il resto è affidato ai grandi Tir che viaggiano per centinaia di chilometri lungo le autostrade d'Italia consumando combustibili fossili (gasolio) ed emettendo grandi quantità di inquinanti in atmosfera (da quelli globali come la CO2 a quelli locali come il PM10).
Nel Veneto ha il suo centro il gruppo San Benedetto guardano all’Est Europa della famiglia Zoppas che proprio ieri ha perfezionato l’acquisizione totale della polacca Polska Woda e dell’ungherese Magyarviz Kft detenuto dalla Danone.
Con un fatturato consolidato di gruppo di 875 milioni di euro nel 2009 (+4,2% rispetto al 2008), ricavi in Italia per 524 milioni di euro (+2,7% rispetto al 2008) e circa 2.300 dipendenti, il Gruppo San Benedetto è presente in oltre 80 paesi con una capacità produttiva, solo in Italia, di 14 milioni di pezzi al giorno. Il gruppo, inoltre, può contare nel nostro paese su cinque stabilimenti - Scorzè (Venezia), Paese (Treviso), Popoli (Pescara), Donato (Biella), Nepi (Viterbo) - a cui si aggiungono, contando le acquisizioni recenti, due impianti di proprietà in Spagna, uno in Polonia, uno in Ungheria e sei in joint venture (4 in Francia, uno in Messico e uno nella Repubblica Dominicana).












