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Il Wwf lancia l’allarme: «L’Adige non si tocchi»

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Mercoledì 01 Settembre 2010 L'Arena

LAVORI SUL FIUME. Dopo il «no» di Zevio, San Martino Buon Albergo e San Giovanni Lupatoto


Il Wwf lancia l’allarme: «L’Adige non si tocchi»

Amadio: «Venezia tace da mesi, la quiete prima della tempesta? Scavare ghiaia qui ucciderebbe la flora autoctona del parco»

Regimazione del fiume Adige: la quiete prima della tempesta? Se lo chiede Averardo Amadio, già dirigente nazionale del Wwf e storico esponente dell’associazione ambientalista veronese, a fronte del silenzio di Venezia sul progetto di ricentralizzazione del corso del fiume tra la località San Procolo e l’istituendo parco di Pontoncello su territorio di tre Comuni: San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio.
In un tratto di circa otto chilometri il riordino idraulico che è stato proposto a tutela della sicurezza del fiume prevede la movimentazione di 870 mila metri cubi di ghiaia e sabbia, metà dei quali sarebbero venduti per pagare i lavori aggiudicati attraverso la formula del progetto di finanza.
I timori del Wwf vengono dopo il «no» agli scavi a Pontoncello - 350 mila metri quadrati di parco d’interesse regionale - espresso anche da parte di Legambiente e dei tre Comuni interessati. Questi ultimi lo scorso aprile avevano incontrato la commissione regionale di Via (Valutazione impatto ambientale) e avevano chiesto scavi meno impattanti sul parco. Venezia in quell’occasione ha preso atto della volontà, ma dopo mesi non è stata espressa ad oggi nessuna nuova ufficiale.
La situazione tiene il Wwf con il fiato sospeso. Così Amadio torna ad agitare le acque: «Inconcepibile prelevare ghiaia e sabbia da un fiume che già ne è carente. Se poi passerà l’orientamento d’allontanare il corso dell’Adige dalla riva destra, potrebbe essere la fine per le specie arboree autoctone cresciute su quella parte di parco di Pontoncello, perché verrebbe alterato l’equilibrio idrico del terreno su cui vivono». Dice ancora Averardo Amadio: «Venezia prevede di ricentralizzare tra gli argini il fiume, che ora scorre più vicino alla sponda destra, quando attualmente a Pontoncello è di 150 metri la lingua di terra che separa l’Adige dall’argine, una fascia di sicurezza che può finire erosa forse in decenni. Quindi sarebbe sufficiente mettere massi ciclopici per difendere l’argine e non ricorrere a interventi che alterano l’ambiente fluviale. Tra l’altro gli scavi contraddirebbero proprio quanto la Regione ha indicato: Adige come corridoio biologico da far sopravvivere attraverso un progetto di rinaturalizzazione dei luoghi e la valorizzazione dei paesaggi urbani e rurali attraversati».
È previsto che gli scavi proposti come opera a tutela della sicurezza idraulica del fiume si svolgano nell’arco di cinque anni. «Chi in questo lungo arco di tempo controllerebbe il flusso di camion necessari a portare altrove il materiale?», si chiede concludendo le proprie osservazioni l’autorevole esponente del Wwf, paventando la possibilità di asportazioni oltre alle quantità consentite.
 
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