Mercoledì 08 Settembre 2010 L'Arena
TREVENZUOLO E VIGASIO. Il Partito democratico punta a demolire un passaggio che cinque anni fa modificò la norma
Bonfante presenta una legge per ridimensionare Motorcity
Se passerà, la Regione potrà di nuovo imporre limiti all’espansione dell’area commerciale «Così si ripara all’errore o all’inganno del 2005»
Il Partito democratico vuol riportare le lancette dell’orologio indietro di cinque anni sul progetto dell’autodromo “Motorcity”. La proposta di legge, sottoscritta da Franco Bonfante, vicepresidente del Consiglio regionale, e da altri cinque membri del partito di Bersani, ha lo scopo di restituire alla giunta veneziana il potere decisionale sul futuro centro commerciale, previsto accanto alla pista automobilistica.
Il progetto legislativo è stato presentato ieri, nella sala del “Liston 12” a Verona, dagli esponenti del Pd veneto e veronese. Alla conferenza c’erano Maurizio Fontanili, presidente della Provincia di Mantova, Giuseppe Civati, consigliere Pd della Lombardia, Laura Puppato, capogruppo veneto del partito, esponenti dell’Italia dei Valori, di Legambiente e dell’associazione Verona reattiva.
Bonfante ha spiegato che la proposta «si limita a cambiare poche righe del testo, riconducendo la previsione dell’area commerciale nella programmazione regionale, riparando ad un evidente errore, o inganno, realizzato nel febbraio del 2005». In quell’occasione il Consiglio modificò la legge con cui, nel 1999, fu istituito l’autodromo. Con la correzione fu concessa la possibilità di realizzare il complesso del “Motorcity” «in deroga agli obiettivi di sviluppo e ai limiti dimensionali della grande distribuzione di vendita, stabiliti dalla normativa regionale sul commercio».
«A Mauro Tosi, consigliere di Rifondazione, che chiese spiegazioni», ha raccontato Bonfante, «il presidente dell’assemblea rispose che si trattava di un “emendamento tecnico”. In realtà venne stravolta la programmazione, permettendo la realizzazione di un centro commerciale in deroga a tutte le norme». Se la proposta diventerà legge, l’area destinata a negozi dell’autodromo dovrà rientrare «nella ordinaria programmazione della Regione». Bonfante ha aggiunto: «La nuova area commerciale avrà una superficie di vendita di 195 mila metri quadrati, mentre la somma degli 11 centri aperti in Provincia non arriva a 150 mila».
Poi ha sottolineato: «Il piano urbanistico era fattibile dieci anni fa. Ora con la crisi c’è il pericolo di creare un grave degrado». Ha rivelato di aver presentato il progetto di legge «perché Luca Zaia è succeduto a Giancarlo Galan alla presidenza della Regione. Il 30 aprile scorso proprio Zaia espresse opinioni condivisibili sulla proliferazione di centri commerciali e outlet. Ora dimostri di essere coerente e ripristini la legalità». Il presidente Fontanili ha ricordato il motivo dell’avversione della sua amministrazione all’intervento nel Veronese. Incalzato da un giornalista, è intervenuto sulla Coopsette di Reggio Emilia, una delle società coinvolte nella realizzazione del comparto. «Non ho mai parlato con la società», ha detto, «ma da quanto mi è stato riferito so che uscirebbe volentieri da questa vicenda, sia per l’aspetto che ha assunto, sia perché la gente comincia a capire l’entità del progetto».
Di «vicenda grottesca», ha parlato il lombardo Civati, sottolineando che «si vuole una copia di piazza Erbe a dieci chilometri dall’originale». Laura Puppato ha auspicato una politica «di sviluppo compatibile con il territorio». Per Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto, la Regione «ha abdicato al suo ruolo e si è comportata come un notaio. Deve riacquistare la sua responsabilità di programmazione. Basti pensare che con un altro piano d’area, quello delle Pianure e valli grandi, accanto all’insediamento della “Porta” di Nogarole sorgerà pure quella di Mozzecane».
Il progetto legislativo è stato presentato ieri, nella sala del “Liston 12” a Verona, dagli esponenti del Pd veneto e veronese. Alla conferenza c’erano Maurizio Fontanili, presidente della Provincia di Mantova, Giuseppe Civati, consigliere Pd della Lombardia, Laura Puppato, capogruppo veneto del partito, esponenti dell’Italia dei Valori, di Legambiente e dell’associazione Verona reattiva.
Bonfante ha spiegato che la proposta «si limita a cambiare poche righe del testo, riconducendo la previsione dell’area commerciale nella programmazione regionale, riparando ad un evidente errore, o inganno, realizzato nel febbraio del 2005». In quell’occasione il Consiglio modificò la legge con cui, nel 1999, fu istituito l’autodromo. Con la correzione fu concessa la possibilità di realizzare il complesso del “Motorcity” «in deroga agli obiettivi di sviluppo e ai limiti dimensionali della grande distribuzione di vendita, stabiliti dalla normativa regionale sul commercio».
«A Mauro Tosi, consigliere di Rifondazione, che chiese spiegazioni», ha raccontato Bonfante, «il presidente dell’assemblea rispose che si trattava di un “emendamento tecnico”. In realtà venne stravolta la programmazione, permettendo la realizzazione di un centro commerciale in deroga a tutte le norme». Se la proposta diventerà legge, l’area destinata a negozi dell’autodromo dovrà rientrare «nella ordinaria programmazione della Regione». Bonfante ha aggiunto: «La nuova area commerciale avrà una superficie di vendita di 195 mila metri quadrati, mentre la somma degli 11 centri aperti in Provincia non arriva a 150 mila».
Poi ha sottolineato: «Il piano urbanistico era fattibile dieci anni fa. Ora con la crisi c’è il pericolo di creare un grave degrado». Ha rivelato di aver presentato il progetto di legge «perché Luca Zaia è succeduto a Giancarlo Galan alla presidenza della Regione. Il 30 aprile scorso proprio Zaia espresse opinioni condivisibili sulla proliferazione di centri commerciali e outlet. Ora dimostri di essere coerente e ripristini la legalità». Il presidente Fontanili ha ricordato il motivo dell’avversione della sua amministrazione all’intervento nel Veronese. Incalzato da un giornalista, è intervenuto sulla Coopsette di Reggio Emilia, una delle società coinvolte nella realizzazione del comparto. «Non ho mai parlato con la società», ha detto, «ma da quanto mi è stato riferito so che uscirebbe volentieri da questa vicenda, sia per l’aspetto che ha assunto, sia perché la gente comincia a capire l’entità del progetto».
Di «vicenda grottesca», ha parlato il lombardo Civati, sottolineando che «si vuole una copia di piazza Erbe a dieci chilometri dall’originale». Laura Puppato ha auspicato una politica «di sviluppo compatibile con il territorio». Per Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto, la Regione «ha abdicato al suo ruolo e si è comportata come un notaio. Deve riacquistare la sua responsabilità di programmazione. Basti pensare che con un altro piano d’area, quello delle Pianure e valli grandi, accanto all’insediamento della “Porta” di Nogarole sorgerà pure quella di Mozzecane».












